Omaggiare gli eroi “negativi” del cinema, nel mondo del rap, è sempre stata una formula ampiamente battuta. Non bisogna però aspettare gli anni 80 perché questo tipo di omaggio venga sfruttato per aumentare la fascinazione della song in questione. Il rap, dal canto suo, non fece altro che proseguire quel tipo di fascinazione ben presente già dagli anni 60, nella musica proveniente dalla Giamaica, dove l’eroe per antonomasia da omaggiare nell’arco della manciata di minuti di un singolo, apparteneva prevalentemente al cinema western, soprattutto al filone Spaghetti Western. Sono infatti gli attori presenti nelle produzioni western all’amatriciana, con il loro corollario e sfoggio di cinismo, superviolenza e quant’altro, a colpire l’immaginario dei musicisti del tempo, ben lieti di prodigarsi nello sfruttare la figura di questi particolari divi. Ben lo fece King Stitt, vecchio marpione della primigenia scena dancehall giamaicana, uno dei dj di punta grazie ai suoi infuocati toasters, perfettamente condensati nella “Lee Van Cleef” pubblicata nel lontano 1969 che, con il suo toaster inserito ad hoc, diventa un perfetto esempio di rap…prima del rap!
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