Edizione del 07.10.2019

Qatar a tutto sport

Sportivamente parlando gli Stati Uniti hanno dominato questi mondiali di atletica di Doha, in Qatar, partiti piuttosto maluccio a causa del caldo estremo che ha messo k.o. 28 maratonete mentre gli spalti dello stadio apparivano desolatamente semivuoti.

Il gigantesco impianto d’aria condizionata del Khalifa International Stadium ha permesso risultati degni di nota e ha salvato gli atleti dalla débâcle mentre una campagna invito/acquisti di spettatori, dell’ultima ora, ha permesso di salvare l’immagine di questi mondiali.

Archiviata l’atletica, spazio fra pochi anni al calcio con la costruzione di 8 stadi, in condizioni socialmente disastrose, per la Coppa del Mondo del 2022. Secondo Amnesty International, il tributo pagato è pesantissimo: una morte al giorno nei cantieri mentre centinaia di lavoratori stanno aspettando, da mesi, di essere pagati e talvolta vengono espulsi se chiedono quanto è loro dovuto.

Allora, quale primo bilancio si può tracciare per la sfida non solo sportiva lanciata dal Qatar? La salute di una parte almeno degli atleti è stata messa a rischio? L’operazione sportiva fuori dal tradizionale emisfero nord è comunque da perseguire? Saranno soltanto le grandi potenze politiche e/o economiche ad aggiudicarsi i prossimi grandi appuntamenti sportivi?

Per discuterne a Modem intervengono:

Eleonora Ardemagni, ISPI, esperta di Medio Oriente e Nord Africa;

Marco Bellinazzo, Sole24Ore, specialista di economia sportiva

Enrico Cariboni, ex atleta e commentatore sportivo;

Peter Jenoure, medico dello sport.

 

 

Modem su Rete Uno alle 8.20, in replica su Rete Due alle 19.25. Ci trovate anche sul Podcast e sulle app: RSINews e RSIPlay

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