Il Livigno Snow Park in fase di costruzione nei pressi del Mottolino. Ospiterà le gare di cinque discipline olimpiche (la foto è del 9 gennaio 2026)
Voci del Grigioni italiano

“Eredità olimpica”: progresso o boomerang?

Tra investimenti, promesse e contraddizioni si scaldano i motori per l’appuntamento con i 5 cerchi in alta Valtellina

  • Ieri
  • 21 min
  • Reuters
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In questa seconda edizione delle Voci del Grigioni italiano dedicata alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, l’attenzione si concentra su uno dei concetti più ricorrenti nel racconto dei grandi eventi sportivi: la “legacy”, ovvero l’eredità che le Olimpiadi promettono di lasciare ai territori che le ospitano. Ma cosa significa davvero, al di là degli slogan, parlare di eredità olimpica? E soprattutto: per chi?

La puntata prende le mosse dalle opere realizzate o programmate in vista dei Giochi, con un focus particolare su Livigno, località che ospiterà le gare di freestyle e snowboard, mentre a Bormio sarà di scena lo sci alpino. 

Infrastrutture per la mobilità, parcheggi interrati, nuovi impianti di risalita, collegamenti tra i versanti sciistici, interventi energetici e investimenti nella sanità locale vengono analizzati nel loro insieme, cercando di capire se rispondano a bisogni strutturali dei territori o se siano stati accelerati – e in parte imposti – dal calendario olimpico.

Alla voce istituzionale del sindaco, che rivendica scelte condivise e una visione di lungo periodo, abbiamo affiancato quella di un cittadino, operatore turistico ma anche padre di famiglia. Due testimonianze per due sguardi diversi sul futuro di una località alpina che ha fatto passi da gigante negli ultimi decenni e che grazie alle Olimpiadi ha ricevuto oltre 160 milioni di euro da investire sul territorio. Una bella cifra se si considera che la capacità di investimento del comune - situato a oltre 1800 metri di quota - è di circa 2 milioni l’anno. C’è chi parla di un’occasione storica per colmare ritardi infrastrutturali e migliorare la qualità dei servizi, e chi invece denuncia un impatto ambientale pesante, un consumo crescente di risorse e un modello di sviluppo che rischia di superare i limiti di sostenibilità della montagna. Il tema della mobilità, dell’accesso ai servizi sanitari, della pressione turistica e della qualità della vita per i residenti attraversa l’intero racconto.

I forti investimenti in tema di sanità fatti a Bormio e Livigno offrono poi lo spunto per allargare lo sguardo alla sanità valtellinese, tra investimenti legati all’evento olimpico e criticità strutturali che restano irrisolte: liste d’attesa, carenza di personale, ospedali dal glorioso passato e dalle grandi potenzialità ma dal futuro incerto. Un capitolo che mette in luce il divario tra interventi straordinari e problemi quotidiani vissuti dalla popolazione.

Non mancano infine le voci critiche del giornalismo indipendente, che mettono in discussione il concetto stesso di “legacy olimpica”: opere non pronte per i Giochi, procedure accelerate, valutazioni ambientali semplificate, extracosti e trasparenza. Il racconto si fa così più ampio e problematico, interrogando il rapporto tra grandi eventi, interessi pubblici e privati, e reale coinvolgimento dei territori.

Una puntata che non offre risposte definitive, ma prova a fare ordine in un dibattito complesso, restituendo la pluralità dei punti di vista. Perché l’eredità dei Giochi non è solo fatta di cemento, impianti e investimenti, ma anche di scelte politiche, conseguenze sociali e domande aperte sul futuro delle comunità alpine.

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