Il passato non è fatto solo di carta e documenti d’archivio, ma vive nelle immagini, nei suoni e nelle pellicole che spesso giacciono dimenticate in soffitta. Una vecchia fotografia di fine Ottocento, un nastro magnetico con voci di famiglia o un filmato in Super8 sono “testimonianze fragili” che rischiano di andare perse per sempre. Di qui nasce l’iniziativa di Memoriav — il centro di competenza per il patrimonio audiovisivo svizzero — e dell’Ufficio della cultura dei Grigioni che, grazie a una serie di incontri sul territorio, sta avvicinando privati e associazioni per sensibilizzare chiunque possieda documenti degni di essere conservati.
L’ambiente di conservazione gioca un ruolo cruciale, poiché è necessario evitare l’umidità eccessiva e gli sbalzi termici, che rappresentano i primi nemici dell’integrità di nastri e pellicole. Anche la manipolazione richiede accortezze specifiche: i supporti analogici vanno maneggiati con estrema cura, evitando di toccare le superfici magnetiche o ottiche con le dita per non compromettere la qualità del supporto. Sebbene il passaggio al digitale sia oggi fondamentale per la consultazione e la diffusione, esso non sostituisce la conservazione dell’originale analogico, che rimane la testimonianza storica primaria se mantenuto in buone condizioni.
L’identificazione tempestiva del materiale, che sia analogico o digitale, è il primo passo per l’adozione di misure di protezione adeguate. Il messaggio del progetto è chiaro: ogni cittadino può essere custode di un pezzetto di storia grigionese. Chiunque possieda materiale audiovisivo di rilievo è invitato a segnalarlo per permettere che queste “voci” del passato continuino a farsi sentire anche dalle generazioni future.
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