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Quando la danza unisce le valli: tango e flamenco nei Grigioni

Dalla Valposchiavo alla Mesolcina, passione e terapia si intrecciano nei passi di ballo. Nascono associazioni, si organizzano festival e il tango diventa cura per malattie neurodegenerative.

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  • ©Ti-Press/Carlo Reguzzi
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La passione per il tango ha contagiato la Valposchiavo. Alcune coppie hanno dato vita all’associazione Tango Valposchiavo, che conta circa 30 soci provenienti dalla valle e dalla vicina Valtellina. L’associazione ha organizzato un festival di tre giorni con lezioni tenute da insegnanti professionisti. “Siamo circa 30 associati e speriamo di continuare a organizzare festival e far venire insegnanti che ci aiutano a migliorare nella tecnica”, spiega Michela Paganini, una delle fondatrici insieme a Luca Molinari. Il tango è un ballo che crea comunità. “Si impara ad ascoltare l’altro, a incontrarlo, ad abbracciarlo”, racconta un’appassionata. “È una sensazione bellissima perché si crea una comunità di appassionati”.

Al festival hanno partecipato ballerini da Verona, Milano, Brescia, Napoli e persino dalla Francia. Juan Carlos Martinez e Nora Witanowsky insegnanti professionisti giunti da Napoli, hanno guidato i laboratori. “Il tango è per tutti. È una sfida molto personale che aiuta a superare le distanze tra le persone”, spiega Martinez. “Nell’abbraccio si condivide la musica e si fanno sentire emozioni. Questo cura il tango”.

Scendendo in Valtellina, il tango diventa medicina. L’associazione Valtango  ASD segue una ventina di persone affette da Parkinson, demenza o Alzheimer attraverso il metodo “Riabilitango”. Domenico Connoci e Ausilia Pederzoli, istruttori formati e specializzati, spiegano: “Lavoriamo sull’equilibrio, sulle velocità e sulle attese. Il tango stimola il soggetto a personalizzare i propri passi in base alle proprie capacità”. L’obiettivo è rallentare gli effetti delle malattie neurodegenerative. “Lavoriamo sui rallentamenti, sul cambio di peso dei passi. Per il parkinsoniano che ha il blocco motorio, con tecniche specifiche lo aiutiamo a superare le difficoltà”, spiega Connoci.

A Roveredo, nella casa patriziale, batte un cuore gitano. Vanessa Nicola, che gestisce la scuola Rosa de fuego ha portato il flamenco in Mesolcina dopo aver vissuto due anni in Spagna e aver studiato danza professionale a Zurigo.”Ballare il flamenco è un duro lavoro che si fa con se stessi, non solo fisico ma anche psichico e dell’anima”, spiega. “Bisogna essere costanti e lottare per riuscire a ottenere qualcosa”.

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