Raccontare la morte, il destino, la modernità, l’arte e la musica stessa, offrendo un’esperienza sonora che invita alla danza, alla gioia e all’euforia estatica del lasciarsi andare alla libertà.

John Silvestre scomoda Cormac McCarthy e il suo romanzo cult “Blood Meridian” per dare il titolo a “He’s dancing, he says he will never die”, l’ultimo album del progetto electro-punk vodese Eckhart, di cui fanno parte anche il batterista Laurent Glur (Fomies) e la cantante Olivia Madhuri.
È un disco di rottura: dopo il DIY di “Far from god” del 2024, Silvestre è tornato con una produzione più grossa, un feticismo totale per il campionamento e una batteria acustica e frenetica che conferisce al suono e alle ritmiche di Eckhart una dimensione e una dinamica inedite.

“He’s dancing, he says he will never die” di Eckhart, uscito all’inizio di maggio del 2026 con Blizzard Audio Club, è entrato istantaneamente nella nostra personale Top Ten dei miglior dischi svizzeri dell’anno. È la montagna russa elettronica e impetuosa di un creativo che per anni ha suonato post-rock, bazzicando gli ambienti Constellation Records prima di trovare la propria strada musicale.
È con grande piacere che apriamo le porte di Confederation Music a John Silvestre.

John Silvestre (a sinistra) intervistato da Marco Kohler
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