L’italiano, tra la “grammatichetta” del Franscini e gli anglicismi della SUPSI

Con Antonio Bolzani

martedì 17/01/17 13:00

Come si scrive, come si dice: come tutti i martedì ritorna la consulenza linguistica con le domande, i dubbi e le curiosità sulla lingua italiana scritta e parlata. Continueremo il nostro viaggio all’interno del linguaggio della sport, tra tecnicismi, espressioni particolari, inevitabili anglicismi e narrazioni teatrali. A questo proposito va in scena proprio questa sera al Teatro Sociale di Bellinzona lo spettacolo “Kubi” che racconta, da una prospettiva particolare, la vita e la carriera calcistica di Kubilay Türkyilmaz, il giocatore bellinzonese di origine turca che, partito dal Semine, la squadra del suo quartiere, e passando per l’AC Bellinzona, è riuscito ad imporsi nel grande calcio internazionale, diventando il centravanti della Nazionale svizzera e giocando da protagonista nei più prestigiosi stadi della Champions League. “Kubi”, di Flavio Stroppini e Monica de Benedictis, evoca la carriera del calciatore-bomber per andare oltre il personaggio. Sentiremo l’attrice Amanda Sandrelli che, nella rappresentazione, interpreta la mamma di Turkylmaz. Nel “Radiobolario”, la rubrica che realizziamo con il professor Patota, spazieremo ancora all’interno della lettera D, con un giro d’orizzonte attorno al significato, alle espressioni e ai modi di dire delle parole “dovere” e “diritto”. Poi parleremo della “Grammatica elementare della lingua italiana” di Stefano Franscini, il padre della scuola pubblica del Cantone Ticino. Dopo quasi due secoli è stata ristampata la prima opera che Stefano Franscini pubblicò all’età di 25 anni: la “grammatichetta”, appunto, di un giovane maestro di scuola elementare, un «piccolo montanaro» svizzero che sarebbe però diventato un giorno «qualche cosa di grande». In una realtà e in un’epoca come la nostra riproporre al pubblico la "Grammatica inferiore della lingua italiana" di Stefano Franscini è offrire un piccolo contributo allo studio della storia dell’educazione linguistica e della manualistica scolastica e soprattutto credere ancora, come già credeva fermamente il Franscini, nel valore della lingua italiana quale vettore ed elemento fondante dell’appartenenza identitaria e culturale del popolo ticinese.  Inoltre in sommario troviamo anche un altro tema “sensibile”: “Step across the border”, Workshop internazionale di Design e Architettura” in programma alla SUPSI. Ma perché la Scuola Universitaria della Svizzera italiana abbonda sempre di anglicismi nei suoi comunicati stampa e nei titoli dei suoi convegni e delle sue conferenze, utilizzandoli anche quando vi sono delle parole equivalenti in italiano? Lo chiederemo ad un professore in didattica dell’italiano della stessa SUPSI.

Ospiti:
Gerry Mottis
, docente di italiano alle Scuole Medie di Roveredo Grigioni e scrittore
Prof. Giuseppe Patota, docente di Linguistica italiana presso l’Università di Siena-Arezzo, accademico corrispondente della Crusca e socio corrispondente dell’Accademia dell’Arcadia
Joël F.Vaucher-de-la-Croix, linguista e ricercatore
Amanda Sandrelli, attrice di teatro e di cinema
Simone Fornara, professore in didattica dell’italiano e responsabile del Centro di didattica dell’italiano e delle lingue nella scuola (DILS) al Dipartimento formazione e apprendimento della SUPSI

Guarda che luna!

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