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Vecchiaia e previdenza professionale: potremo ancora aggrapparci al Secondo Pilastro?

Con Antonio Bolzani

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Pensando che nel 1948 c’erano 6,5 persone attive per ogni pensionato e che oggi la proporzione è scesa a 3,4 lavoratori per pensionato e che la situazione è destinata a peggiorare, una domanda sorge spontanea: si può ancora avere fiducia sulla tenuta del Secondo Pilastro ? La domanda è di grande attualità considerando diversi fattori che incidono sulla nostra previdenza professionale, oggi più che mai sotto pressione tanto da chiederci se anche in futuro riuscirà a garantire delle rendite adeguate. Le incertezze, insomma, condizionano un quadro nel quale gli investimenti dei fondi pensione tendono a rendere sempre di meno a causa dell’instabilità dei mercati finanziari e di una situazione economica, finanziaria e occupazionale difficile. Inoltre, l’invecchiamento della popolazione e il relativo allungamento della vita così come la Riforma del Consiglio federale denominata “Previdenza per la vecchiaia”, che dovrebbe entrare in vigore nel 2020, lasciano aperti parecchi interrogativi sul futuro di un sistema previdenziale che per il Ticino è ancor meno roseo a causa di una povertà pensionistica più elevata che nel resto della Svizzera. Nella trasmissione odierna ci soffermiamo sul sistema previdenziale elvetico, con particolare attenzione sulla previdenza professionale: spazieremo da espressioni come “tasso d’interesse”, “tasso di conversione” e “tasso di sostituzione” per andare a spiegare sia le rendite e i redditi del Secondo Pilastro una volta smesso di lavorare (quanto è garantito e perché) sia gli svantaggi e i rischi di ritirare il capitale quando si va in pensione e si smette di lavorare.

Ospiti:
Dario Giudici
, amministratore della Fondazione ticinese per il Secondo Pilastro
Jenny Assi, docente e ricercatrice presso il Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale della SUPSI