Renato Martinoni, professore emerito di Letteratura italiana, ha discusso del suo nuovo libro “Letteratura in viaggio”, sottolineando l’importanza del viaggio come forma di cultura e socializzazione. Ha evidenziato come lo sguardo esterno sul nostro paese sia spesso più rivelatore del nostro. Martinoni ha espresso preoccupazione per la tendenza odierna a trascurare la cultura e l’impegno, criticando la superficialità e la pigrizia intellettuale. Ha riflettuto sul ruolo degli intellettuali, affermando che la loro funzione è cambiata rispetto al dopoguerra e che è fondamentale mantenere la propria libertà di pensiero.
Ha affrontato il tema della minoranza linguistica italiana in Svizzera, sottolineando la necessità di farsi conoscere e di evitare il vittimismo. Ha evidenziato come le università svizzere mantengano un dialogo serio con le materie umanistiche, anche in contesti prevalentemente economici. Martinoni ha espresso scetticismo sull’intelligenza artificiale, ribadendo l’importanza del lavoro e dell’uso critico del proprio cervello.
Ha anche menzionato la sua esperienza con il Premio Strega, dove il suo romanzo “Ricordati i sogni di Lucy” è stato selezionato tra i dodici finalisti, definendola un’esperienza umanamente molto arricchente. Ha poi discusso della proliferazione di scrittori in Ticino e della mancanza di un premio letterario autorevole e di una critica strutturata che possa orientare e valorizzare la produzione letteraria locale. Infine, ha ribadito la presenza ineludibile dell’autore nel testo, anche se non in modo strettamente autobiografico.
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