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"Fare prevenzione" in ambito giovanile: tutti in chiaro su come agire?

Con Antonio Bolzani

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Mai come in questi quindici mesi di pandemia si è parlato di prevenzione riferita ai giovani che si ritrovano e si radunano in gruppo, spesso contravvenendo le regole, le restrizioni e le misure in vigore. Ma cosa significa concretamente il concetto di prevenzione a cui tutti, esperti e non esperti, sta molto a cuore? E poi a chi spetta il compito di fare della prevenzione? Alle famiglie che non sono più quelle del passato? Alla scuola? A chi si occupa del tempo libero e dello svago dei giovani? Allo Stato? Alle forze dell’ordine? Con quali metodi la prevenzione è efficace e funziona? Come e cosa fa la Polizia per cercare di prevenire delle situazioni potenzialmente pericolose? Sulla scia di quanto è successo nelle ultime settimane in Svizzera in molti luoghi pubblici e spazi d’incontro e in diverse piazze, con diversi assembranti di giovani in disperata ricerca di libertà poi sfociati, in qualche caso, anche in risse e scontri e in episodi di violenza e di delinquenza, desideriamo fare il punto sul significato della parola “prevenzione” e su chi dovrebbe attivarsi, e con quali modalità e criteri, affinché quei giovani e quei genitori più in difficoltà e più a disagio possano essere informati e sensibilizzati. O, semplicemente, “agganciati” in modo tale che coloro ai quali è delegato il compito di “fare prevenzione” possano rivolgersi direttamente e concretamente a tutti quei destinatari per i quali quel bagaglio di tutte quelle misure preventive rimodellate e riaggiornate, secondo le esigenze dell’odierna società, possa davvero essere un prezioso strumento educativo.

Sono ospiti:
Stefanie Monastero
, responsabile delle politiche giovanili di Lugano
Cecilia Spacio, portavoce del comitato del Consiglio Cantonale dei Giovani
Michel Venturelli, criminologo
Ilario Lodi, direttore di Pro Juventute Svizzera Italiana
Marco Galli, capo dell’Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani del DSS