Fedeli iraniani tengono le foto del leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei durante una manifestazione anti-Francia dopo la cerimonia di preghiera del venerdì a Teheran, Iran, 13 gennaio 2023. L'Iran ha condannato la pubblicazione di vignette raffiguranti il ​​leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei da parte della rivista francese Charlie Hebdo
Millevoci

Iran, fra il regime repressivo degli ayatollah, le proteste di piazza e lo sguardo della comunità internazionale (3./3)

A cura di Antonio Bolzani

  • Keystone
  • 23.1.2023
  • 54 min
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Ritorniamo a parlare dell’Iran a Millevoci e delle fortissime tensioni fra lo Stato e la società civile e di chi, con encomiabile coraggio e determinazione, sta lottando per le libertà in un Paese che viene spesso definito una teocrazia islamica, perché così prevede la Costituzione e perché sono i religiosi a fare la politica; ma ci si dimentica che non tutti i politici iraniani sono religiosi. Negli ultimi anni le tensioni sono andate via via crescendo, ma si sono particolarmente acutizzate nel 2022, l’anno delle manifestazioni “Donne, Vita, Libertà”. Quelle che erano iniziate come proteste scatenate dalla rabbia per l’uccisione -lo scorso 16 settembre- di Mahsa Amini, una 22enne di origine curda imprigionata e poi uccisa dalla polizia morale semplicemente per aver indossato il velo con “eccessiva disinvoltura” e in “modo inappropriato”, si sono trasformate rapidamente in un’ampia protesta antigovernativa in tutto il Paese. Nonostante siano passati oltre quattro mesi e malgrado la dura e violenta repressione delle forze di sicurezza, il regime non è ancora riuscito a contenere le manifestazioni dei movimenti di resistenza. Nel contempo, la classe dirigente è inflessibile e sembra non voler fare alcuna concessione, restando sorda e indifferente alle richieste dei e delle manifestanti. Rimangono diversi punti interrogativi di fronte ad una situazione che non si sblocca e anche se le proteste dovessero diminuire, è improbabile che l’establishment si adoperi per colmare il divario fra lo stato e la società. Intanto lunedì scorso il Parlamento europeo ha votato a stragrande maggioranza a favore dell'inserimento dei Pasdaran iraniani nella lista delle organizzazioni terroristiche: durante la discussione i deputati hanno chiesto che tutti i responsabili di violazioni dei diritti umani in Iran siano colpiti da sanzioni da parte dell'UE. Il voto non è vincolante, ma è sintomo di un clima politico nuovo in Europa nei confronti dell'Iran. Fra l’altro sempre lunedì scorso c’è stato un presidio davanti al Parlamento europeo contro le repressioni in Iran: diverse centinaia di manifestanti si sono radunati di fronte all'edificio del Parlamento a Strasburgo per esprimere la loro solidarietà alle proteste in corso e contro le repressioni del regime di Teheran. Considerate la situazione attuale e le rivolte nelle piazze e nelle strade, quali sono oggi gli scenari per l’Iran, paese cruciale nell’area mediorientale che è fra l’altro diviso amministrativamente in 31 province? Quanto incidono sulle scelte dell’autocrazia clericale le strategie di potenze internazionali come la Russia di Putin, che riempie di micidiali droni iraniani i propri arsenali per l’aggressione all’Ucraina, la Cina di Xi, acquirente del petrolio degli ayatollah, e la Turchia di Erdogan, che partecipa alla morsa per neutralizzare i curdi persiani? Che ruolo -attivo o passivo?- stanno avendo gli Stati Uniti che temono un eventuale e destabilizzante caos post-khomeinista? La reazione più sostenuta della comunità internazionale, che sembra muoversi con maggior incisività e fermezza, quale valore e quale peso ha di fronte agli eccessi e alle violazioni delle libertà della teocrazia iraniana? Vi sono un’ideologia unitaria, un progetto comune di società e dei valori trasversali alla base delle proteste oppure si tratta più che altro di rivolte emotivamente molto forti, “di pancia”, ma disorganizzate sul piano delle rivendicazioni? A queste ed altre domande rispondono gli ospiti di Millevoci.

Partecipano alla trasmissione:
Andrea Ostinelli
, corrispondente della RSI a Bruxelles
Farian Sabahi, ricercatrice in Storia contemporanea presso l’Università dell'Insubria (Varese e Como), autrice del libro Noi donne di Teheran e Storia dell’Iran 1890-2020 e giornalista italo-iraniana, iranista e islamologa
Dott.ssa Sara Hejazi, cittadina iraniana e italiana, antropologa, ricercatrice e giornalista
Michele Bernardini, professore di Lingua e letteratura persiana e Storia dell'Iran e dell'Asia centrale presso l'Università di Napoli «L'Orientale». Ha pubblicato, fra l'altro, Storia del mondo islamico (VII-XVI secolo), II. Il mondo iranico e turco (Einaudi, 2003), Mémoire et propagande à l'époque timouride (Peeters Publishers, 2008) e I Mongoli. Espansione, imperi, eredità (Einaudi PBE, 2012, con Donatella Guida)
Federica Frediani, capo-progetto del MEM Summer Summit dell’USI e dottoressa di ricerca in Letteratura Comparata e traduzione del testo letterario

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