9 giugno 1986, la foto, Diego Armando Maradona, dopo che l'Argentina ha battuto la Germania Ovest 3-2 nella finale della Coppa del Mondo di calcio, allo stadio Atzeca, a Città del Messico (KEYSTONE)

L’immortalità di Maradona, genio e sregolatezza del calcio

Con Antonio Bolzani

  • Stampa
  • Condividi
  • a A
 

Quando si parla di Diego Armando Maradona, scomparso ieri, si deve fare una pausa e, prima di pronunciare qualsiasi parola, bisogna chiedersi: racconto il Maradona fuoriclasse infinito e genio calcistico oppure mi soffermo su quel personaggio argentino che è stato troppo per tutti, ma alla fine anche per sé stesso, sfinito, logorato e intristito dai suoi eccessi, dai suoi peccati, dalla droga, dall’alcol, dalle donne, da vizi vari e da chi, spesso, lo ho utilizzato, portandolo fuori strada e fuori da ogni ragionevole compromesso.
Il suo football fatto di una rapidità di pensiero straordinaria, di una tecnica meravigliosa e di un talento che forse mai nessuno è riuscito a raggiungere gli hanno permesso di farsi sempre perdonare, perché Diego era Diego, e soprattutto perché Diego ti faceva vincere, spesso senza aver bisogno della squadra e dei compagni. Alle sue gigantesche doti tecniche, va aggiunta anche un’enorme generosità caratteriale, di spirito e di animo, una qualità che lo ha fatto diventare un idolo trasversale e globale per molti, moltissimi, appassionati sportivi e tifosi calcistici.
E questo, al di là della maglia che indossava. C’è sicuramente una partita che riassume il Maradona uomo e calciatore ed è il quarto di finale ai campionati mondiali del 1986 in Messico: Argentina, poi vincitrice del titolo, contro Inghilterra, doppietta del “Pibe de oro”, con un clamoroso e illegale gol di mano e con un’azione personale che lo ha visto partire da metà campo con la palla al piede e con gli avversari che lo rincorrevano invano.
La “mano de Dios” e il “gol del secolo”, o se preferite, la vergogna e il capolavoro: in estrema sintesi, questa è stata la filosofia esistenziale maradoniana. E se ne parliamo sempre e comunque, con tanta forza e con molta nostalgia, è perché Maradona è stato un grande e inimitabile seduttore. Dimenticarlo è davvero impossibile.  

Ci raccontano Maradona, andando dentro e oltre il mito calcistico:
Enrico Carpani, responsabile del Dipartimento Sport della RSI
Omar Gargantini, responsabile della redazione sportiva della Radio RSI
Daniel Ritzer, vice direttore della "Regione" e argentino d'origine
Roberto Beccantini, editorialista e inviato calcistico e tra le più autorevoli firme del giornalismo sportivo italiano
Emiliano Guanella, corrispondente dal Sudamerica della RSI