Myanmar, il Paese del sorriso

a cura di Elizabeth Camozzi

venerdì 09/03/18 09:05

Qualcuno lo definisce anche “il Paese del sorriso” perché tendenzialmente qui le persone sorridono, sorridono sempre, come se dentro di loro ci fosse l’estate perenne che c’è anche fuori. E, chi c’è stato, afferma che non si tratta di un sorriso di circostanza.

La proposta di viaggio in questa edizione ci fa raggiungere il continente più vasto del mondo: l’Asia e, in particolare, noi partiamo per la regione sudorientale di questo continente dove risiede il Myanmar (o Burma). Uno Stato che si affaccia sulla costa occidentale della penisola indocinese, sul Golfo del Bengala e sul Mar delle Andamane; confina a ovest con Bangladesh e India, a nord-est con la Cina, a est con il Laos e a sud-est con la Thailandia.

La Birmania, o Myanmar come è stato rinominato nel 1988 dalla giunta militare al potere, secondo lo scrittore e poeta britannico Rudyard Kipling fa provare agli occidentali che per la prima volta si avventurano sulle sue terre, una particolare sensazione che Kipling sintetizza con l’espressione “mistero dorato”. Una sensazione che gli abitanti di questo terzo paese più grande dell’Asia (dopo India e Cina) chiamano “Bama” o “Myama”.

Uno Stato molto genuino da un lato, ma dall’altro un Paese confrontato ancora a tanti problemi legati anche alla sua storia molto travagliata, fatta da guerre civili e dalle dittature militari. Gli elementi centrali del suo difficile percorso portano al 1948 quando il Myanmar ottenne l'indipendenza dal Regno Unito e, dopo un breve periodo di democrazia, nel 1962 fu travolto da un colpo di Stato militare, che ha mandato al potere la giunta capeggiata dal generale e dittatore Ne Win; questi governò per quasi ventisei anni e impose le cosiddette “politiche socialiste birmane”: nazionalizzazione delle industrie, soppressione dei partiti politici nel 1964 e la proibizione del libero scambio. Decisioni che portarono inevitabilmente all'isolamento dal resto del mondo.

In Myanmar, negli ultimi anni grazie al processo di democratizzazione in corso, la situazione della sicurezza interna si è parzialmente placata. Con l’elezione della premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, il governo ha avviato infatti un dialogo per la pace nell’ottobre 2015, che ha portato alla firma di diversi accordi con circa la metà dei gruppi armati. Tuttavia, la seconda parte del 2017, ha riacceso i riflettori su questo Paese: una delicatissima situazione esistente ormai da decenni che vede coinvolta la comunità musulmana Rohingya, una popolazione storicamente discriminata che vive nella parte settentrionale della provincia di Rakhine (al confine con il Bangladesh), la cui persecuzione si è molto intensificata dall’agosto dello scorso anno ed è tuttora in atto.

 

Per quanto riguarda l’economia del Myanmar: questo è uno Stato abitato da più di 50 milioni di persone di cui, la maggior parte, vive tuttora in condizioni di grande povertà. È lo Stato considerato tra i più poveri, se non il più povero, della regione, a causa della durissima dittatura militare. E la povertà è visibile e tangibile ovunque: lungo le strade, sui mezzi di trasporto e nei luoghi di culto.

Eppure, nonostante la storia travagliata, il Myanmar è un Paese che si sta aprendo al mondo e dove il turismo sta prendendo sempre più piede. Qui si possono trovare luoghi davvero magnifici: dalle giungle tropicali, alle spiagge incontaminate, passando per le città storiche e i templi buddisti ricchi di fascino. Lo conferma e lo testimonia Giulia, che lo ha scoperto zaino in spalla in un viaggio di tre settimane in solitaria, diviso tra Yangon (la vecchia Rangoon, ex capitale), Bagan (la Valle dei Templi), Mandalay (porto commerciale sul fiume Irrawaddy) e il Lago Inle (il secondo lago più grande del Paese). 

Sono tante le domande che, tuttavia, ci si può porre prima di partire per un viaggio in questo Paese. Ad esempio ci si può chiedere com'è composto culturalmente ed etnicamente il Myanmar,  oppure dove si possono conoscere gli usi e i costumi più particolari o ancora -siccome questa è una nazione che si sta aprendo sempre di più al turismo, ma che ha ancora delle parti chiuse e militarizzate- ci si potrebbe interrogare su come poter vivere e conoscere questo Paese nella maniera corretta: meglio pianificare i vari spostamenti in anticipo? È facile trovare mezzi di trasporto, hotel e via di seguito? A queste e ad altre questioni risponde Zeryar Minn, direttore di Teo Myanmar Travels&Tours, che è nato e cresciuto in Birmania e che ne mostra bellezze e peculiarità anche ai turisti italofoni.

 

Buono a sapersi:

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