di Enrico Carpani
"Sono convinto che quanto si dice da anni sulla presunta relazione tra Vladimir Putin e Alina Kabaieva corrisponda al vero, ma non per questo penso che sarà proprio lei ad accendere la fiamma olimpica domani sera nel tripode di Sochi". Quella di Mikhail, giornalista di Mosca in grado di esprimersi più che correttamente in italiano e presente a questi Giochi in qualità di interprete, è la lettura tutto sommato assolutamente credibile di quella che non è più soltanto la storia di una semplice relazione peraltro sempre smentita dai diretti interessati: l'Olimpiade è onnivora, persino bulimica, e non fa distinzione tra umanissime vicende di letto e i complessi, delicati risvolti politici ad esse eventualmente connessi.
Ci sta anche che il leader del Cremlino sia il padre dei due figli dell'ex campionessa olimpica di ginnastica ritmica, ma non che la stella di una disciplina estiva possa... usurpare il ruolo dell'ultimo tedoforo sulla ribalta della più grande rassegna degli sport invernali. Passi anche che qui siamo in riva al mare e che durante il giorno le temperature sono più vicine a quelle di una località di convalescenza che non a quelle dove sarebbe giusto sfoggiare l'abbigliamento dei volontari e dei poliziotti - al punto che viene da domandarsi perché siano vestiti tutti come pinguini quando il termometro a mezzogiorno supera abbondantemente i 10°C - ma a tutto, per fortuna, c'è un limite. In questo caso anche al peggio. Vedremo domani sera, comunque, se alla fine il buon senso e la tradizione avranno prevalso sulla tentazione di modificare la realtà a propria immagine e somiglianza. Se cioè un banale pettegolezzo si sarà trasformato in autentico delirio di onnipotenza.
Per il momento, Mikhail non sembra troppo preoccupato che ciò possa accadere veramente. "In Russia ci sono moltissimi campioni che potrebbero essere prescelti: dai nostri grandi pattinatori del passato sino all'amatissimo Evgeny Plushenko, dai vari Tretiak e Fetisov, icone autentiche della storia del nostro hockey, sino alle attuali stelle della NHL: non c'è che l'imbarazzo della scelta". Sarà, anzi certamente è così. Ma poi vai a sapere che cosa passa nella mente del grande capo...
Il quale, a quanto pare, non gradirebbe affatto essere fischiato durante la cerimonia di domani: a chi farebbe piacere, del resto, aver sborsato oltre cinquanta miliardi per sentirsi poi dare del fesso (nel migliore dei casi)? E allora ecco che un'altra leggenda metropolitana - i circa quarantamila biglietti disponibili sarebbero stati attribuiti esclusivamente a membri del partito di Putin - ha cominciato a circolare con insistenza. Mikhail, che da giovanissimo aveva lavorato anche per l'edizione di Mosca nel 1980, non sembra però crederci troppo e preferisce chiudere con una valutazione abbastanza disincantata della situazione. "La stampa russa è divisa su questi Giochi, ad immagine di quella che è la sensazione diffusa tra la gente. A Mosca si percepisce evidentemente di più l'aspetto promozionale dell'evento, ma di sicuro l'opinione qui a Sochi è molto più critica. Io ci credo, in quest'Olimpiade, ma la mia è soltanto un'opinione, e non conta assolutamente nulla. Non più del ricordo di quand'ero bambino e venivo in colonia a Sochi per trascorrere le vacanze estive".
Altri tempi, caro Mikhail. Adesso tutto è cambiato: il nome e i capi del tuo paese, il sistema e la vita della sua gente. A rimanere quelli di sempre, in fondo, sono i Giochi. E qualche brutta abitudine che si portano appresso.
