dall'inviato a Rio Antonio D'Autilia
Sarebbe potuto bastare un Maracanã pieno in ogni ordine di posto, oppure la lunga sfilata delle 160 delegazioni presenti, ognuna portante un pezzo di un puzzle che ha contribuito a formare un cuore pulsante, il cuore dei giochi paralimpici, creatosi unendo le foto di tutti gli oltre 4000 atleti partecipanti. Magari ci saremmo accontentati anche delle sole parole di Sir Philip Craven, presidente del comitato paralimpico internazionale, che ha promesso agli abitanti di Rio de Janeiro e a tutti i brasiliani di stupirli e forse anche di cambiarli. Sarebbe bastato tutto questo per fare il pieno di emozioni, invece è dopo la prima parte istituzionale, comunque bella e godibile, che lo spettacolo ha avuto un crescendo impressionante dal punto di vista emotivo.
Di fatto ogni momento, ogni quadro, ogni aspetto è stato pensato per trasmettere il vero spirito paralimpico, quello che spinge atleti diversamente abili, a diventare (come cita il motto di questi giochi) dei “superuomini” indipendentemente dalla vittoria o la sconfitta.
La presentazione delle 23 discipline paralimpiche (con canoa e paratriathlon come novità assolute) è stata semplice ma allo stesso tempo geniale e poi molto toccante è stata l’entrata dei 10 bambini con gravi carenze motorie, allacciati ai propri genitori e protagonisti dell’ingresso della bandiera paralimpica.
Ma nel paralimpismo c’è la voglia di dimostrare che ogni cosa può essere resa possibile, ed allora ecco l'elegantissima Amy Purdy esibirsi in un balletto in compagnia del robot Kuka, la danzatrice americana (campionessa di snowboard) ha subito l’amputazione di entrambe le gambe, ma grazie alle sue protesi (legame e armonia con la tecnologia) ha estasiato tutti quanti con la sua grazia e con il suo talento.
Il momento più toccante, che ha messo a dura prova anche i cuori più duri, è stata l’ultima staffetta della torcia paralimpica, soprattutto quando questa è passata nelle mani di Marcia Malsar. In quel momento, come se fosse tutto già scritto, si è abbattuta sul Maracanã una pioggia intensa, che però non ha fermato l'ex campionessa paralimpica ormai molto in difficoltà nel deambulare. Durante il lungo tratto che la separava da Adria Rocha Santos (penultima tedofora) la Malsar è incappata anche in una caduta, ma imperterrita e aiutata da due addetti alla parte tecnica si è rialzata ed in uno stadio in estasi ha completato la sua frazione.
Ad accendere il braciere paralimpico ci ha pensato Clodoaldo Silva, altro ex campione e costretto su una sedia a rotelle. Il fuoco arde per la seconda volta in poche settimane su Rio de Janeiro, questa volta però un evento partito molto in sordina, causa i molti problemi di natura economica e la scarsa promozione, sembra aver fatto finalmente breccia nel cuore dei brasiliani che grati per lo spettacolo visto, potrebbero approfittare dei prezzi abbordabili per gremire gli stadi ospitanti le varie competizioni.
La delegazione svizzera
La svizzera ha sfilato praticamente con tutta la sua delegazione comprendente 24 atleti e 20 membri dello staff. I rossocrociati, guidati da Sandra Graf, nostra porta bandiera, hanno fatto il loro ingresso sul terreno del Maracanã come 138a nazione partecipante.
Giochi paralimpici, la cerimonia d'apertura (Telegiornale 08.09.2016, 12h30)
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Rio 2016, la cerimonia d'apertura delle Paralympics (08.09.2016)
RSI Sport 08.09.2016, 10:56
Paralimpiadi, cerimonia d'apertura



