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Lugano Sharks e la pallanuoto, dove la parola d’ordine è fatica

Alla scoperta di una società storica per questo sport in Svizzera

  • 2 ore fa
Il Lido, l'invidiata casa dei Lugano Sharks

Il Lido, l'invidiata casa dei Lugano Sharks

  • Keystone
Di: Simone D’Antino/Federico Fiorito 

Fatica. Questa è la parola che abbiamo sentito più spesso nelle interviste all’allenatore e al capitano dei Lugano Sharks quando ci hanno spiegato cos’è la pallanuoto. Fatica che ha però ripagato negli anni, perché gli Sharks sono la squadra di Lugano con più titoli nazionali (ben 17) a cui si aggiungono 8 Coppe svizzere e 3 Swiss Trophy (il campionato riservato ai soli giocatori svizzeri) che fanno di questa società una delle più vincenti in Svizzera. La pallanuoto all’interno della Società Nuoto Lugano ha iniziato ad essere praticata negli anni ‘60 e nel 1970 è arrivato il primo titolo svizzero, mentre l’ultimo trionfo è stato quello del 2018. “5 anni fa si è chiuso un ciclo e siamo dovuti ripartire dai giovani - ci ha spiegato Giovanni Mazzei, membro di comitato - a livello giovanile stiamo ottenendo buoni risultati. Per vederli anche in prima squadra serve ancora un po’ di tempo, ma arriveranno”.

Sono soddisfatto di aver visto questi ragazzi crescere molto

Jonathan Del Galdo, allenatore Lugano Sharks

La casa degli Sharks è il Lido di Lugano, vero fiore all’occhiello a livello nazionale per questo sport e che offre alla squadra tutto ciò di cui ha bisogno. Diverse piscine, la palestra, uno spogliatoio dedicato e una sala riunioni (che all’occorrenza si adatta però a vari utilizzi). “Rispetto alle altre squadre come infrastrutture siamo messi molto bene, tanti ci invidiano - ha detto Mazzei - Alle partite ci sono circa 100 tifosi, a volte anche 200”. Al nostro arrivo con un po’ di anticipo sull’inizio dell’allenamento la piscina è ancora occupata dagli ospiti del Lido, mentre lo staff tecnico è riunito per sistemare gli ultimi dettagli e molti ragazzi, e anche qualche ragazza, di tutte le età sono già pronti per entrare in acqua. I primi a tuffarsi sono gli U16 e U18, mentre la prima squadra resta in spogliatoio ancora un po’ per una sessione di tattica. Non è sicuramente facile conciliare uno sport così impegnativo, sia fisicamente che per il tempo richiesto, con il lavoro e la vita di tutti i giorni. “In acqua ti devi voler bene per avere successo”, ci ha spiegato coach Jonathan Del Galdo, ma il gruppo sembra affiatato e per rafforzare ulteriormente questo spirito di squadra prima di rientrare negli spogliatoi al termine dell’allenamento tra i giocatori parte un sondaggio come ad un qualsiasi ritrovo tra amici: “Chi si ferma per una pizza?”

Sette giocatori in acqua e sette in panchina, con cambi liberi, e da quest’anno un campo di 25m di lunghezza e 28” di tempo per ogni possesso (prima erano 33m e 30”). In acqua tutti devono saper fare tutto perché si attacca e si difende sempre insieme e il recente cambio delle regole ha reso la pallanuoto uno sport ancora più veloce e dinamico. “La condizione fisica è fondamentale, la tattica conta per un 50%, però spesso ci si trova in situazioni di 1 contro 1 in cui conta molto la tecnica individuale”, ha spiegato Del Galdo, allenatore degli Sharks da quattro anni, dopo una lunga esperienza ad alti livelli in Italia e in Europa, ma che lascerà al termine della stagione perché ritiene che il ciclo sia chiuso. Oltre che degli Sharks, il coach genovese è anche alla guida della Nazionale svizzera ed ha quindi un punto di vista privilegiato per confrontare la nostra pallanuoto con quella che si gioca al di fuori dei nostri confini: “Il livello delle squadre e degli stranieri che ci giocano si è alzato”. La strada da fare è però ancora molta, ha aggiunto Del Galdo: “Per la Svizzera è difficile qualificarsi agli Europei, a volte anche Nazionali blasonate faticano a qualificarsi”.

Io ho girato più o meno tutto il mondo, ma questa è una delle piscine più belle

Federico Pagani, capitano Lugano Sharks

Proseguendo la discussione con Del Galdo e il capitano dei Lugano Sharks Federico Pagani siamo spesso ritornati sul concetto di sofferenza, che a loro avviso non è ben compreso da chi non conosce la pallanuoto. “Secondo me non si capisce bene quanta fatica fanno i giocatori per arrivare ad un buon livello”, ha detto il coach, mentre Pagani ha evidenziato un rapporto di amore e odio con questa situazione. Alla domanda riguardo cosa sia che l’ha spinto a scegliere la pallanuoto da piccolo ha infatti detto: “I valori che trasmette, come ad esempio il sacrificio e il dover fare fatica”, concetto che è poi riemerso quando gli abbiamo chiesto cosa gli piacesse meno di questo sport e Pagani ha risposto senza pensarci ma con un sorriso: “La fatica”.

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04:09

Pallanuoto, il servizio sui Lugano Sharks (04.06.2026)

RSI Sport 04.06.2026, 22:28

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15:02

Pallanuoto, l’intervista a Giovanni Mazzei (04.06.2026)

RSI Sport 04.06.2026, 22:42

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10:59

Pallanuoto, l’intervista a Jonathan Del Galdo (04.06.2026)

RSI Sport 04.06.2026, 22:46

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06:07

Pallanuoto, l’intervista a Federico Pagani (04.06.2026)

RSI Sport 04.06.2026, 22:47

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