dall'inviato a Rio de Janeiro Marcello Ierace
I colori, la gioia, la voglia di andare avanti. Un elogio alle proprie differenze che rendono grande e ricco il Brasile. E soprattutto la musica, tanta musica. Un fiume di note che hanno accompagnato gran parte (côté ufficiale escluso) di una cerimonia ufficiale che ha decretato l’inizio dei XXXI Giochi Olimpici dell’era moderna nel miglior modo possibile. Ovvero riuscendo a cancellare in pochissimi istanti quel senso di inadeguatezza dovuto alle enormi contraddizioni e ai tanti, troppi problemi che hanno preceduto (e che ancora si presentano, per carità) questi Giochi di Rio.
Prima l'"Aquele Abraço" di Gilberto Gil, poi l’inno nazionale cantato in modo delicatissimo e sofisticato da Paulinho Da Viola, poi ancora la "Garota de Ipanema" con la meravigliosa Gisele Bündchen a sfilare lungo tutto il campo del Maracanà e infine l’esplosione totale del "País Tropical" di Jorge Ben Jor con il Maracanà un po' torcida calcistica e un po' discoteca. Insomma hanno giocato sporco: ci hanno preso prima gli occhi, poi lo stomaco e infine il cuore. Proprio come fa il Brasile, un paese che una volta conosciuto non si può non amare.
Un amore che il popolo brasiliano ti ridà senza remore, senza sapere chi sei e cosa fai. E, non a caso, nemmeno (o quasi) un fischio si è sentito al Maracanã. Solo ovazioni per le rappresentative sudamericane, per il Portogallo (ancora curiosamente considerato una sorta di madrepatria), per gli stati più piccoli (e in particolare per la selezione dei rifugiati) e pure per la Russia, travolta dallo scandalo doping ma accolta con grande solidarietà dal pubblico di Rio.
E allora, con la rappresentazione delle Favelas che hanno occupato quasi un quarto dello stadio (proprio come succede nelle città brasiliane), si può anche soprassedere sui momenti oscuri della storia recente e sul grave vuoto politico attuale. Nonostante - probabilmente per la prima volta nella storia - non sia stato annunciato il nome del presidente del paese ospitante (nella fattispecie Michel Temer, nominato ad interim ma pure lui già finito nell’occhio del ciclone): cosa che non gli ha risparmiato l’unica bordata di fischi della serata.
Amarezza durata un battito di ciglio. Perché il Brasile sa andare avanti, come ha cantato in conclusione il trio stellare formato da Gilberto Gil, Caetano Veloso e Anitta. E sa rendere omaggio a chi merita, come lo sfortunato maratoneta Vanderlei Cordero de Lima, al quale un predicatore irlandese ha tolto ad Atene nel 2004 la gioia di una medaglia d’oro, ma che ha potuto riscattarsi andando ad accendere, da ultimo tedoforo, il braciere olimpico.
L'apertura delle Olimpiadi di Rio 2016 (Rete Uno Sport 06.08.2016, 08h00)
RSI Sport 06.08.2016, 09:38
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Rio 2016, l'accensione del fuoco olimpico (05.08.2016)
RSI Sport 06.08.2016, 08:55
