di David Conti
Che Bode Miller sia in forma non è una novità. Lo avevamo già capito a Kitzbühel, dove solo il miracolo di Hannes Reichelt (operato due giorni dopo per un’ernia al disco…), aveva mandato in frantumi il sogno dello statunitense di vincere almeno una volta in carriera sulla Streif. Non è un caso quindi che “Crazy Bode” abbia allargato i gomiti anche sul tracciato disegnato da Bernhard Russi. È lui, se non il favorito, uno dei protagonisti più attesi. Tanto meglio per i colori elvetici, nella speranza che la storia si ripeta anche in Russia.
Già, perché dal 1988, anno in cui a mettersi al collo la medaglia d’oro era stato Pirmin Zurbriggen, mai i pronostici sono stati rispettati. Provate a chiederlo a Franz Heinzer (Albertville 1992), Kjetil Aamodt (Lillehammer 1994), Hermann Maier (Nagano 1998), Stephan Eberharter (Salt Lake City 2002), Michael Walchhofer (Torino 2006) o a Didier Cuche quattro anni fa a Vancouver. A vincere, era stato un altro svizzero, Didier Défago, che sul podio ha preceduto guarda caso Aksel Lund Svindal e… Bode Miller.
La Svizzera vuole continuare a sognare. Ma le incognite non mancano. Beat Feuz è sempre alle prese con un rientro in salita. Patrick Küng (che ha saltato l’ultimo allenamento) ha un qualche disturbo intestinale di troppo, Didier Défago ha nelle corde l’impresa, ma è imprevedibile, mentre Carlo Janka in stagione ha centrato sì buoni piazzamenti, ma mai meglio di un sesto rango. Lasciamoci quindi sorprendere, anche perché a vincere la discesa nelle ultime edizioni olimpiche è sempre stata una sorpresa, appunto.
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