di David Conti
Diciamolo subito, senza girarci intorno. Vincere una medaglia in slalom è missione impossibile, anche alle Olimpiadi dove tutto è possibile. Andare oltre i propri limiti potrebbe non bastare. Al di là delle qualità degli specialisti rossocrociati, la concorrenza è da brivido. Di un altro pianeta no, ma di alcuni scalini più in su, sì.
E anche storicamente lo slalom non ha portato granché fortuna. Due sole le medaglie olimpiche tra i paletti stretti negli uomini (Edi Reinalter, oro nel 1948 e Jacques Lüthy, bronzo nel 1980) e cinque tra le donne (Antoinette Meyer, argento nel 1948, Renée Colliard, oro nel 1956, Erica Hess, bronzo nel 1980, e Vreni Schneider, oro nel 1988 e 1994). Insomma, il vero obiettivo del clan svizzero sarà il diploma olimpico, e meglio ancora acquisire ulteriore esperienza per il futuro.
Da alcune stagioni infatti è in atto un vero e proprio cambio generazionale. Nelle prove tecniche la Svizzera fatica, ma la base è buona con i 20enni Wendy Holdener, Michelle Gisin e Luca Aerni, senza dimenticare il fresco 21enne Daniel Yule. La Holdener l’anno scorso è già salita sul podio in Coppa del Mondo, ma quest’anno non ha fatto meglio di un ottavo posto, a Flachau. Yule e Aerni invece sono sbarcati in Russia meritando il biglietto grazie alle esaltanti prestazioni di Kitzbühel, dove addirittura Yule aveva ottenuto il miglior tempo della seconda manche. Lampi di classe da riproporre qui a Sochi. Con la mente libera. Tanto non c'è nulla da perdere.
Sci D, il servizio con Wendy Holdener
RSI Sport 21.02.2014, 15:06
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