dall'inviato a Rio de Janeiro Marcello Ierace
Cinquantamila brasiliani in silenzio. Ripeto: cinquantamila brasiliani in silenzio. Fidatevi, non è cosa da poco. Tutti zitti a guardare la pista e sul mega schermo c'è sempre e solo lui, Usain Bolt. Gli altri sono campioni, sono stelle, ma quando c'è lui si finisce inevitabilmente nell'ombra. E non importa che abbiano anche fatto qualche tempo migliore, che addirittura siano una volta riusciti a batterlo. Lui sovrasta tutti con la sola presenza, col fascino di chi incanta senza far nulla. E poi lui non delude mai. Inevitabile come un tassista di Rio che sbaglia strada, ineluttabile come le file per prendere un panino, incredibile come una birra piazzata a 13 real (fuori dalla stadio ci puoi mangiare in due con quei soldi...).
Il duello con Gatlin poi è impietoso. Fischi per lo statunitense appena mette piede in pista e ancora al secondo annuncio e persino quando giustamente gioisce per il suo secondo tempo. Il passato (soprattutto quando è così prossimo) non si cancella tanto facilmente. Per il giamaicano solo applausi, ovazioni, boati. Idolo e ora leggenda. Anche Carl Lewis è un ricordo: il nuovo primato, tre titoli olimpici sui cento metri piani, porta un solo nome, ed è quello di Usain St.Leo Bolt.
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