Altri sport

Thomas e Jacques, due uomini felici

Editoriale di Enrico Carpani

  • 11.09.2013, 01:55
  • 4 maggio, 13:10
Passaggio di testimone

Passaggio di testimone

  • KEYSTONE
Di: RSI Sport 

Questa mattina, a Buenos Aires, ci sono almeno due uomini felici: Thomas Bach, il nuovo Presidente del CIO, e Jacques Rogge, da poche ore appena diventato il predecessore del 60enne avvocato tedesco. Entrambi hanno finalmente ottenuto ciò che desideravano da tempo, e quella sensazione unica di profonda soddisfazione che li ha pervasi sin dal loro risveglio è dunque più che giustificata.

Se il primo puntava infatti alla più alta carica del mondo della politica sportiva praticamente dal giorno stesso in cui ha smesso di essere un atleta di successo, più o meno una quarantina d'anni fa quando diventò campione olimpico e mondiale di scherma, il secondo non vedeva l'ora di rimettere l'oneroso incarico nella mani di qualcun altro: dodici anni di potere hanno certamente logorato l'ex chirurgo ortopedico, velista e rugbista belga, che ultimamente era apparso sempre più stanco e debilitato nel fisico.

In definitiva, la risaputa, giustificata ambizione di successo di uno si è così perfettamente sovrapposta alla legittima aspirazione al meritato riposo dell'altro nel delicato incastro della tempistica olimpica, escludendo di fatto qualsiasi altra possibile variabile. Bach era il favorito, e tutti pensavano, e sapevano, che avrebbe vinto. Alla fine si è addirittura concesso di stravincere, quasi avvertisse il bisogno di accelerare il più possibile l'uscita di scena di Rogge, il quale si è dal canto suo impegnato sino all'ultimo con l'eleganza e la dignità che gli sono da sempre riconosciute in un ruolo da cui peraltro, ormai, il suo volto e la sua voce avevano già deciso di abdicare.

In questa sorta di corsa contro il tempo innescata dagli orologi biologici di chi stava arrivando e di chi se ne stava andando, non c'è stato spazio come detto per nessun altro: non per il generoso Denis Oswald, che ci ha giustamente creduto ma che ha raccolto l'inezia di cinque voti; non per Sergey Bubka, che ha fatto ancora peggio, e neppure per lo scornatissimo Ser Miang Ng, il magnate di Singapore, entrato in sala come sfidante dichiarato e uscito letteralmente stritolato dalla contrapposizione tra gli interessi europei e quelli asiatici. O se preferite, tra la chiara, percettibile volontà dei rappresentanti del Vecchio Continente di mantenere un'egemonia quasi ultra centenaria con l'unica, ventennale eccezione di Avery Brundage e la consapevolezza di chi sa di pesare ormai più di tutti sul piano economico.

E proprio sulla base di questa analisi sembra anche possibile spiegare l'ottimo risultato del portoricano Richard Carrion, che con 29 voti ha sorprendentemente ottenuto il secondo miglior risultato di ieri alle spalle di Bach (49): forse, per evitare le incognite e le insidie di un eventuale frazionamento dei consensi attorno a più candidati in una sequenza di scrutini che avrebbe potuto modificare sostanzialmente la dinamica dell'intero processo, qualcuno ha preferito puntare sul ministro delle finanze del CIO, sapendo che quest'ultimo non aveva alcuna reale possibilità di essere eletto.

Tant'è, alla fine tutto è andato come doveva andare: da oggi lo sport mondiale ha un nuovo presidente che sa di che cosa parla anche se talvolta non riesce a nascondere un'inquietante inclinazione per gli affari e da qualche parte nella campagna attorno alla sua Gand, un uomo che allo sport ha comunque dato una parte importante della sua vita seppur senza lasciare forse dietro di sé una traccia indelebile potrà tornare a coltivare la sua passione di sempre per le rose. L'avreste mai detto?

di Enrico Carpani

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