Dall'inviata a Doha Debora Carpani
Dopo la grossa delusione di aver mancato la finale dei 100m per meno di un centesimo, per Mujinga Kambundji la fortuna ha un pochino cambiato direzione, togliendole dal cammino sui 200 metri diverse avversarie accreditate, come l'oro e il bronzo della disciplina regina, Shelly Ann Fraser Pryce e Marie Josée Ta Lou, e la duplice campionessa uscente del mezzo giro Dafne Schippers, permettendo dunque alla bernese di poter sognare ben oltre l'obiettivo minimo della finale.
A sorpresa è però apparsa una variabile impazzita, la nigerina Amina Seyni, terzo tempo stagionale sui 400 metri ma al via dei 200 per un semplice quanto evidente motivo. La 22enne è infatti affetta da iperandrogenismo e il nuovo regolamento della Federazione internazionale, volto a proteggere le atlete donne con valori di testosterone considerati nella norma, esclude le atlete con un disordine dello sviluppo sessuale soltanto nelle discipline comprese tra i 400 metri e il miglio, quelle per intenderci dove avrebbe potuto primeggiare Caster Semenya.
La speranza, al momento, per Kambundji ma anche e soprattutto per l’atletica in generale, è che l’impressionante miglioramento di Seyni rallenti, anche se comunque è chiaro sin d’ora che andrà immediatamente rivista una regola che ha già creato moltissime polemiche in relazione a una questione molto intima e delicata ma che alla fine rischia di alterare, di nuovo, le competizioni femminili.
Il commento di Debora Carpani (Rete Uno Sport 01.10.2019, 17h30)
RSI Sport 01.10.2019, 19:46
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Mondiali, la batteria dei 200m con Mujinga Kambundji (30.09.2019)
RSI Sport 30.09.2019, 16:42


