dall'inviato a Zhangjiakou Luca Steens
Gli svizzeri sono rimasti in disparte nella lotta per le medaglie nel salto a questi Giochi Olimpici. Nonostante tutto vedere saltare Simon Ammann fa sempre un certo effetto, perché la mente corre all'indietro a quella doppia doppietta d'oro olimpica che lo ha fatto entrare nella storia di questo sport. Ora non resta che sperare di vedere la Nazionale rossocrociata, che ha quattro saltatori più o meno dello stesso livello, chiudere degnamente questa edizione ben comportandosi lunedì nel concorso a squadre.
L'emozione: non facile con il poco pubblico e il gelo serale del meraviglioso impianto del salto di Zhangjiakou scaldare l'ambiente, oltretutto in una nazione che non ha presentato nessun atleta al via dal grande trampolino. Ma i cinesi si sono dimostrati competenti, lasciandosi scappare un "oooh" di meraviglia ai migliori salti proposti.
Il personaggio: Marius Lindvik. Il migliore nelle qualificazioni sia dal piccolo che dal grande trampolino, si è riscattato dopo il 7o rango di domenica scorsa. Questa volta ha confermato su tutta la linea anche in gara di apprezzare l'impianto cinese, rovinando la possibile doppietta a Ryoyu Kobayashi, che già pregustava il secondo oro individuale. Ma il 23enne norvegese, al suo più grande successo della carriera, ha piazzato un secondo balzo al quale il giapponese non è riuscito a rispondere, nonostante partisse da leader nella seconda manche.
La curiosità: i saltatori staccano come molle dal trampolino, volano leggiadri come uccelli ma quando atterrano si capisce che la forza di gravità attira anche loro verso terra. Il rumore degli sci che impattano con la neve è piuttosto secco, e si propaga in tutto lo stadio come un tuono. Più si è vicini al punto d'atterraggio prima si sente il botto.

