“Pelè aveva una potenza fisica e uno scatto che Maradona e Messi non avevano. Saltava benissimo di testa, era completo sotto tutti gli aspetti”. Fabio Capello non ha dubbi quando Armando Ceroni chiede di mettere a confronto i tre più grandi della storia del calcio. I ricordi corrono verso un’amichevole contro il Team America, quando Pelè, ormai “vecchio” (aveva trent’anni), gli fece capire che “La classe...non c’è niente da fare. Anche a una certa età, qualcosa di diverso lui lo riusciva a fare”.
Ma il viaggio di Capello attraverso i Mondiali è costellato anche di rimpianti personali. Ad esempio il Mondiale del 1974, quello che l’Italia avrebbe dovuto vincere ma che l’ha vista uscire al primo turno: “La cosa più triste che potesse capitare. Avevo dedicato il mio gol di Wembley ai 20’000 camerieri presenti (in amichevole nel 1973), per poi vedere i nostri migranti tirarci giustamente i pomodori in Germania...”. La squadra si sfaldò ancora prima di iniziare, quando a Coverciano vennero distribuite le maglie numerate: “Iuliano disse ‘abbiamo già capito chi gioca’. Da lì si ruppe il giochino”.
Poi l’esclusione dal Mondiale del 1978: “Non mi disse niente Bearzot, nessuna telefonata. Se mi avesse chiamato dicendo ‘Fabio non sei più quello di prima’, avrei capito. Questo mi è dispiaciuto”. Ma Capello celebra anche i trionfi: l’Italia del 1982 con Paolo Rossi (“aveva l’istinto, il senso del gol, si muoveva in maniera unica”), Maradona del 1986 (“vale due biglietti, non uno”), fino al dramma di Baggio nel 1994: “Si sente ancora il peso di quello sbaglio. Quando vesti la maglia dell’Italia non sbagli per un club, sbagli per tutto il Paese”.
I leggendari Mondiali 1970-1994 - Fabio Capello
RSI LARMANDILLO 01.06.2026, 17:00





