Calcio

Addio España. Viva España

In difesa di uno stile, più che di un titolo

  • 19.06.2014, 02:32
  • Ieri, 13:26
Armando Ceroni

Armando Ceroni

Di: RSI Sport 

Dall''inviato in Brasile Armando Ceroni

L’inspiegabile non lo spieghi, punto. E dunque non ci provo nemmeno. L’inaspettato invece può essere anche logico, a patto di trovare una spiegazione. Ma quale? Era già capitato nel 2002 quando la Francia campione in carica era uscita immediatamente di scena. Ma quella era una squadra logora,slegata, che aveva sbagliato la preparazione e che in campo non c’era.

La Spagna invece no. Pur senza risplendere di luce viva, gli iberici mica sono morti. Così come il loro gioco, quello che ha portato le frontiere del calcio spettacolo sempre più in là. Troppo facile dire che i perdenti hanno sempre torto e che è tutto da buttare. Prima di vincere la Spagna era passata da una delusione all’altra, ma è sempre rimasta fedele a se stessa. Ad una filosofia che predilige il gioco al risultato. Lo vedi in campionato con le squadre di terza fascia, quelle che lottano per non retrocedere, che provano comunque a fare la loro partita. Sempre. Anche contro Barca e Real. Senza barricate, carognate. Senza tutto il caleidoscopio catenacciaro.

E allora scrivo che l’inaspettata eliminazione della Spagna affonda le sue radici nella parziale stanchezza psico-fisica di chi dice di avere ancora fame, ma non ne ha più così tanta, e nel caso. Se David Silva contro l’Olanda avesse segnato il gol del 2-0 che avrebbe chiuso definitivamnete i conti. Se contro il Cile Busquets avesse trovato la via del gol e del possibile rilancio, mica staremmo qui a scervellarci. Nessuno metterebbe in dubbio la bontà di un calcio, che „màs que un titolo defiende siempre un estilo“.

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