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Calcio - Coppe Europee

Coppe Europee, dalle remote origini ai giorni nostri

Cambi e rivoluzioni, dall’addio alla Coppa delle Coppe all’avvento della UECL

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La Lazio è stata l'ultima ad alzare la Coppa delle Coppe nel 1999

La Lazio è stata l'ultima ad alzare la Coppa delle Coppe nel 1999

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Di: Omar Bergomi 

In principio fu la Challenge Cup. La storia delle coppe europee di calcio è lunga e tortuosa, fatta di modifiche e di scelte che l’hanno segnata non solo nelle sue remote origini, ma anche nella storia recente e che probabilmente continueranno a farlo anche in futuro.

La Challenge Cup fu la madre di tutte le Coppe: fondata addirittura nel 1897, era un torneo che metteva di fronte le maggiori squadre dell’Impero Austro-Ungarico. Reminiscenze di un’epoca assai lontana, ma è dalle ceneri di questo trofeo che nel 1927 nacque il suo discendente diretto, la Mitropa Cup, originariamente denominata Coppa dell’Europa Centrale. Essa fu la prima vera competizione che vedeva impegnate formazioni di paesi diversi (Austria, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Ungheria a cui poi negli anni si aggiunsero Italia, Svizzera e Romania) alla quale si sovrappose per qualche anno anche la Coppa Latina (con squadre di Francia, Italia, Spagna e Portogallo). Queste competizioni avevano tuttavia dei limiti geografici, logistici e organizzativi e l’arrivo della Seconda guerra mondiale le fece sparire senza poi più riuscire a ripartire con continuità.

La svolta definitiva avvenne nel 1954, quando il giornalista de L’Equipe Gabriel Hanot propose alla FIFA e alla neonata UEFA l’idea di un nuovo torneo che vedesse all’opera i maggiori club di tutto il continente: sorse così la Coppa dei Campioni d’Europa. Sebbene nella prima edizione le squadre furono iscritte su invito, dalla seconda in poi la competizione divenne riservata ai campioni dei rispettivi paesi (più il detentore del trofeo). Parallelamente a questo si aggiunsero poco più tardi anche la Coppa delle Coppe, esclusiva delle vincitrici delle coppe nazionali, e poi la Coppa UEFA (originariamente Coppa delle Fiere, perché pensata per mettere di fronte squadre delle grandi città, dove si organizzavano le fiere), terza in ordine di importanza e a cui accedevano le prime squadre di ogni paese che non fossero già impegnate negli altri due tornei.

Dalla scomparsa della Coppa delle Coppe alla nascita della Conference

Questa situazione andò avanti, seppur con alcune modifiche, fino agli anni ’90. Tra il 1991 e il 1992 infatti, iniziò una rivoluzione le cui conseguenze sono visibili ancora oggi. La Coppa dei Campioni cambiò nome e divenne Champions League e il classico tabellone ad eliminazione diretta venne sostituito da un formato con una prima fase a gironi. A ciò si andò poi ad aggiungere il fatto che il torneo non fosse più appannaggio esclusivo dei campioni nazionali, ma venne allargato anche alle seconde classificate dei maggiori campionati e in seguito pure alle terze e alle quarte. A fare le spese di questa espansione, volta principalmente ad aumentare gli interessi (e quindi gli introiti), fu la Coppa delle Coppe. Con i club vincitori del trofeo nazionale che sempre più frequentemente finivano nella competizione più importante, la CWC (come veniva abbreviata), perse di importanza e di senso e venne definitivamente abbandonata. A beneficiarne in parte fu la Coppa UEFA, rinominata Europa League, che di fatto divenne un enorme calderone in cui riversare tutte quelle squadre non impegnate in Champions.

I colpi di scena non sono però finiti poiché, dopo anni di binomio Champions-Europa, nel 2021 è nata una nuova terza competizione, la Conference League. Terza anche per importanza dopo UCL e UEL, essa è diventata la nuova opportunità per i club che generalmente finiscono più in basso in classifica e un nuovo paracadute per chi è eliminato dai preliminari delle altre coppe. Anche se pensata soprattutto per le squadre di campionati meno blasonati (come quello svizzero, con il Lugano che è ormai quasi una presenza fissa), il formato attuale è un ibrido che non soddisfa pienamente visto che vi partecipano comunque anche formazioni dei 5 campionati principali e che alla fine, con l’eccezione dell’Olympiacos nel 2024, sono sempre esse a giocarsi il trofeo. Ma allo stesso tempo, toglierle ne farebbe probabilmente crollare l’interesse.

Proprio il 2024 è stato l’anno di un’ennesima rivoluzione, l’ultima in ordine di tempo: per fronteggiare il progetto Super Lega (un’idea che vede un campionato in stile Eurolega di basket e che dagli anni ’90 ritorna periodicamente in auge) la UEFA ha modificato le coppe europee trasformandole in… super leghe. La fase a gironi ha infatti lasciato posto alla “fase campionato” in cui si sfidano numerose altre squadre per poi stilare una classifica complessiva che determina le qualificate alle fasi successive. Più partite, più entrate ma anche più punti interrogativi. L’impressione è che le Coppe Europee, come una lingua, siano in costante mutamento e quindi, c’è da aspettarselo, altri cambiamenti non tarderanno ad arrivare.

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