Dall'inviato in Canada Severino Piacquadio
In Canada la chiamano Deadmonton, e per rincarare la dose hanno creato uno slogan: non è l'inferno, ma da qui puoi vederlo benissimo. Lo choc del cambiamento da Vancouver alla capitale della provincia dell'Alberta è stato totale, sia dal profilo paesaggistico che da quello climatico. E il rischio concreto è che la Svizzera finisca per restarci una settimana: in caso di arrivo al secondo posto del proprio girone, l'ottavo di finale verrebbe giocato qui.
La città dove è nato Michael J.Fox più che un ritorno al futuro desidera un tuffo nel passato, ai bei tempi sempre più lontani. A quegli indimenticabili anni Ottanta, quando la NHL era terreno di conquista, con cinque titoli vinti in sette stagioni, e Wayne Gretzky a incantare le folle. La città è in fermento per il nuovo stadio degli Oilers, che si sta costruendo in pieno centro, e che sarà pronto per la stagione 2016-17. Un punto di ripartenza per una squadra che nemmeno sotto la guida di Ralph Krueger in tempi recenti ha saputo centrare i playoff.
Dal petrolio quale fonte di ricchezza, si è passati allo sviluppo di competenze tecnologiche come risorsa per il mantenimento di un buono standard economico. E a Edmonton c'è un distretto dell'arte che attira parecchi appassionati.
Ma il vero centro d'attrazione è il West Mall, il più grande centro commerciale al coperto del mondo: 28 milioni di visitatori all'anno, montagne russe, parchi acquatici, piste di ghiaccio, un'estensione pari a 104 campi di calcio. Una città nella città, dove entrare per stare al caldo durante i rigidi mesi invernali, e dimenticare la grande bruttezza di ciò che offre la Deadmonton a cielo aperto.









