Il fallimento del Bellinzona, decretato oggi dal pretore, fa inevitabilmente tornare d’attualità gli interrogativi sulla sostenibilità finanziaria dello sport d’élite in Ticino. E nel calcio non si può non tornare a parlare di FC Ticino. Una squadra cantonale voluta da molti, anche sull’esempio di quanto fatto a livello giovanile. Ma i tempi sono davvero maturi? E la politica potrebbe in qualche modo favorirne la nascita? Lo abbiamo chiesto ai capigruppo in Gran Consiglio.
Il più convinto della necessità di andare nella direzione di un FC Ticino è Fiorenzo Dadò (PPD) : “lo Stato sostiene lo sport, quindi personalmente ritengo che se c’è un progetto serio di collaborazione tra le squadre si può entrare in materia. Questo fallimento deve essere il punto di partenza per aprire un dibattito. Penso che tra le file del mio partito possa esserci un sostegno”. Ma come cambierebbe la realtà del calcio ticinese? “Serve una squadra di alto livello, dove far confluire i migliori giocatori, e poi delle altre nelle leghe minori. In questo modo i costi sarebbero sostenibili. Naturalmente devono essere i principali protagonisti del settore, i presidenti delle squadre, a iniziare un discorso simile. Poi la politica seguirebbe”.
“Da parte del mio gruppo non ci sarebbero problemi, ma il paese mi sembra tutt’altro che pronto per un passo simile”, ci dice Francesco Maggi (Verdi) . “Si potrebbero fare gli esempi dell’ospedale unico o di certe aggregazioni: il nostro cantone vive ancora di regionalismi. Un cantone competitivo e forte resta un miraggio. Poi nello sport si vuole fare spettacolo ad ogni costo e per farlo servono ingenti mezzi finanziari. Ma fino a che punto ci si può spingere? In periodi di vacche magre come questo occorre valutare bene la situazione”.
Ancora più esplicito è Attilio Bignasca (Lega) : “Le possibilità di un FC Ticino sono le medesime di un consigliere federale ticinese…”. Scarse, dunque. Ma come mai? “Da noi lo sport sta in piedi grazie alle rivalità, senza quelle nessuno lo segue. E’ così anche nell’hockey: se l’Ambrì dovesse andare in B, tempo tre anni morirebbe anche il Lugano. Gli spettatori sono pochi: l’ultima volta che ce n’erano 10'000 a Lugano per il calcio erano i tempi di Otto Luttrop. Bisogna anche dire che gli sport di alto livello praticati in Ticino sono forse troppi: pallacanestro, pallavolo, pallanuoto, eccetera eccetera. Avrebbe più senso rinunciare ad una disciplina piuttosto che creare un FC Ticino”.
Sulla stessa lunghezza d’onda è Marco Chiesa (UDC) : “Il problema sta nel fatto che da noi ci sono dei tifosi, non dei semplici spettatori. Ad esempio, io sono tifoso dell’FC Lugano, quindi vedo complicato un progetto che sia un conglomerato di tutte realtà cantonali”. “Si potrebbe fare un FC Lugano per tutto il cantone”, scherza. “Parlando seriamente: quello che è accaduto al Bellinzona merita una riflessione approfondita. I club portano anche un’immagine del Ticino nel resto della Svizzera, quindi macchie come quelle del fallimento andrebbero evitate ad ogni costo”. Ma tornando all’ipotesi di un FC Ticino? “Di testa sono possibilista, con il cuore no”.
“Provo tristezza e dispiacere per il Bellinzona, la squadra della mia città. Non saprei dire quale possa essere la soluzione ideale per evitare situazioni simili”, spiega da parte sua Pelin Kandemir Bordoli (PS) . “Mi sembra complicato un intervento dell’ente pubblico, al limite si potrebbero mettere a disposizione le strutture già esistenti. Con le difficoltà economiche attuali è però difficile pensare ad altre priorità. In questo momento dobbiamo aiutare le persone che non hanno un lavoro, quelle che hanno bisogno dei sussidi di cassa malati, eccetera. Sarebbe in ogni caso auspicabile una maggiore collaborazione tra i club sportivi”.
“Pensare ora ad un FC Ticino è forse anticipare troppo i tempi. Il primo passo potrebbe però essere quello di ridurre a due le squadre in Challenge League”, ci dice invece Christian Vitta (PLR) . “In ogni caso non è più economicamente sostenibile avere quattro club di alto livello. Un aiuto diretto pubblico sarebbe inapplicabile per una prima squadra, ma non per i movimenti giovanili. Bisognerebbe dunque partire da lì. Alla luce di quanto accaduto con il fallimento del Bellinzona, i passi in questa direzione potrebbero presto subire un’accelerazione”.
Mattia Coste












