Calcio internazionale

Il Como 1907 sogna in grande, ma per davvero

Fabregas e il DS: “Ampi margini di miglioramento, i limiti sono solo mentali”

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L'asticella è posta in alto

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Di: Ariele Mombelli 

Cosa hanno in comune il Ceresio e il Lario? Beh, che le squadre calcistiche poste sulle rispettive sponde giocheranno in Europa. Già, perché se in Ticino il Lugano ha già concluso la Super League con la certezza di partecipare al secondo turno preliminare di Conference League, qualche chilometro più a sud, in Italia, il Como sembra non conoscere limiti di crescita. Promossi nell’estate del 2024 e salvi senza alcun patema dopo il primo anno in Serie A, i comaschi hanno garantito un posto in Europa League nella loro seconda stagione al massimo livello. E, ad una giornata dal termine, sperano addirittura nella Champions League. Una straordinaria follia, considerando che la squadra militava in Serie D fino all’estate del 2019. Una straordinaria follia, sì, ma senza particolari segreti, come raccontato da Cesc Fabregas, Carlalberto Ludi e Lucas Da Cunha ai margini di un evento dedicato al club tenutosi sul lago di... Lugano, con l’organizzazione di Ésport Como.

“Se mi aspettavo un risultato del genere? Io non mi aspetto mai niente - ha detto l’allenatore spagnolo, al quale si illuminano gli occhi ad accennare alla parola Champions League - So solo che abbiamo iniziato un percorso due anni e mezzo fa, fondato su qualcosa che riteniamo fondamentale: la crescita, sia individuale che collettiva. Per noi è centrale imparare dagli errori e fare passi avanti fondandosi su un’identità ben chiara e definita. Di segreti, davvero, non ce ne sono, ma se devo dire qualcosa di questo gruppo allora dico che è un gruppo estremamente umile. A livello di talento non siamo la migliore squadra, per niente, però grazie alla cultura del lavoro e ad una chiara idea di gioco riusciamo a dare il meglio di noi stessi. E a crescere...”.

Tra dieci anni vorrei voltarmi, pensare a quello che abbiamo fatto ma soprattutto a come l’abbiamo fatto

Cesc Fabregas

Crescere, appunto, ma fino a quando? Vien da pensare che la volontà sia quella di consolidarsi tra le big italiane e di guadagnarsi uno status di tutto rispetto pure a livello continentale. È davvero così? Ancora Fabregas: “Nella testa della gente c’è l’idea che si cresca solo vincendo e ottenendo i risultati, in realtà non è così, perché quest’anno siamo cresciuti molto nella sconfitte. È chiaro, però, che porsi degli obiettivi più importanti porta tutti ad alzare il livello ed è quello che vogliamo. Non intendiamo porci limiti, perché ritengo che i limiti siano solo un aspetto mentale. Il vero fallimento, semmai, è quando non si fa il possibile per provare a superare sé stessi e le attese”.

Ci sono squadre che devono vincere e per vincere conta tutto; per noi no, non è così

Cesc Fabregas

Protagonista della scalata dei lariani fin dalla Serie C, il direttore sportivo Carlalberto Ludi è sulla stessa lunghezza d’onda. Lui che, probabilmente, conosce più di tutti la realtà dei comaschi e la volontà della proprietà Hartono. “I limiti ci saranno forse in termini di risultati, ma non intaccheranno la volontà di crescere a livello collettivo. Ad oggi sia la società che la squadra hanno ancora ampissimi margini di miglioramento, dunque intendiamo perseguire questa strada. Se questo ci porterà presto in Champions League ben venga, se invece l’anno prossimo arriverà un posizionamento diverso allora dovremo essere più equilibrati nell’analisi. Noi, comunque, guardiamo oltre il mero risultato sportivo”.

Abbiamo dei pilastri valoriali su cui fondiamo il nostro quotidiano, che sono l’ambizione, il duro lavoro e la competenza... soprattutto di Cesc

Carlalberto Ludi

Un aspetto, questo, di difficile comprensione per il tifoso, che ama parlare e discutere di risultati. E allora, che Como vedremo in Europa l’anno prossimo? “Innanzitutto dipende dal tipo di Europa - ha proseguito Ludi - La prima cosa che chiederemo ai nostri giocatori è quella di provare a sentirsi a casa anche su un altro palcoscenico, che non è mai banale. Di fatto, anche quando siamo arrivati in Serie A la prima cosa era comprendere cosa significava giocare in Serie A. Ecco, il prossimo step sarà comprendere cosa vuol dire giocare in Europa. Ci sono dinamiche diverse, c’è un dispendio di energie maggiore. Tutti aspetti a cui non siamo abituati. La fortuna, allora, è quella di poter contare su Cesc, che alcune partite importanti nella sua carriera le ha giocate. Lui sa trasferire alla squadra le sensazioni giuste. Sono certo che la approcceremo con energia, entusiasmo e ambizione, come abbiamo sempre affrontato ogni nuova sfida”.

Nel primo anno in Europa sarà molto più importante avere una rappresentazione corretta di dove siamo arrivati, piuttosto che vincere una partita in più o in meno

Carlalberto Ludi

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L’intervista a Cesc Fabregas (20.05.2026)

RSI Sport 20.05.2026, 00:37

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L’intervista a Carlalberto Ludi (20.05.2026)

RSI Sport 20.05.2026, 00:43

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L’intervista a Lucas Da Cunha (20.05.2026)

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08:27
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