Al momento del sorteggio tutti avevano capito che questa era un’occasione irrinunciabile. Alla prova dei fatti le rivali si sono rivelate di una pochezza disarmante, ma la Svizzera ha avuto il merito indiscutibile di fare il suo e di farlo bene: tanto da staccare il biglietto per il prossimo mondiale (il decimo totale, il terzo di fila!) addirittura con una giornata d’anticipo.
Il tanto vituperato Ottmar Hitzfeld ha saputo costruire una squadra difensivamente solidissima attorno ad una spina dorsale che è ormai nel pieno della maturità agonistica e che sugli equilibri e l’armonia dello spogliatoio è riuscita ad ovviare alla mancanza di un bomber vero, quale Seferovic potrà magari diventare ma ancora non è.
Lungo l’asse Benaglio-Lichtsteiner-Behrami-Shaqiri la Svizzera si è fatta col passare dei mesi più matura ed ha accusato una sola sbandata, in casa contro l’Islanda, ma non ha mai perso la testa della classifica e men che meno la serenità di chi sa di essere più forte. Non a caso ha blindato il primo posto con due vittorie consecutive in trasferta, prima in Norvegia e poi ieri a Tirana.
Si va in Brasile quindi e ci si va con la sensazione che questa nazionale sia potenzialmente in grado di fare meglio rispetto a quella “suicidatasi” in Sudafrica dopo l’exploit con la Spagna. Ci sono ancora 9 mesi per un ulteriore consolidamento: perché chi arriva a 5 delle ultime 6 fasi finali tra Mondiali ed Europei ha il dovere di alzare l’asticella delle ambizioni.
Non più semplice comprimaria, insomma: questa generazione il minimalismo lo ha sdoganato da un pezzo e adesso ha una grandissima possibilità di dimostrarlo.
di Omar Gargantini
Gallery audio - In Brasile più forti di quattro anni fa
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Il commento di Omar Gargantini
RSI Sport 12.10.2013, 11:14
Il commento di Paolo Laurenti
RSI Sport 12.10.2013, 02:52


