dall'inviato a Vancouver Severino Piacquadio
La Svizzera torna a casa dopo tre settimane vissute nella bolla di sapone del Mondiale. Bolla scoppiata in faccia contro le canadesi, quando il volo sembrava destinato a continuare. Il meglio in fondo in termini di occasioni da rete l’hanno offerto le rossocrociate. Ma alla fine contano i fatti. E i fatti dicono che il Canada ha subìto una sola rete in 360 minuti, e questo è quanto serve per andare ai quarti di finale.
Il bilancio, al netto dei rimpianti, è di tre sconfitte di misura e una vittoria vistosa e utile a superare la fase a gironi. Di strada da fare però ce n’è ancora tanta. A cominciare dalla necessità di trovare alternative alle dodici-tredici giocatrici di livello internazionale. Per questo serviranno almeno tre o quattro anni, il tempo di aumentare il contingente di svizzere impegnate nei campionati esteri, e di creare quella competizione interna venuta a mancare durante la fase finale della Coppa del Mondo. Senza dimenticare ovviamente l’impossibilità di sostituire adeguatamente le calciatrici alle prese con problemi fisici.
La preparazione tattica e l’esperienza della coach Martina Voss-Tecklenburg da sole non potevano bastare. Ma di suo la 47enne tedesca ha messo tantissimo. Ha cambiato la mentalità del nostro calcio femminile, ha favorito l’export delle rossocrociate verso la Bundesliga, fattore che proseguirà a breve per esempio con la 17enne Zehnder. Bisognerà continuare a investire sulla professionalità, di persone e strutture. I primi risultati si sono visti qui in Canada. Il resto, come detto, lo farà il tempo.
Il servizio con la capitana Caroline Abbé (Rete Uno Sport 22.06.2015, 12h30)
RSI Sport 22.06.2015, 09:08
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Mondiali femminili, il bilancio di Martina Voss-Tecklenburg (22.06.2015)
RSI Sport 22.06.2015, 21:09







