Calcio

Le storie di Alberto Cerruti

Sempre la solita triste vicenda all'italiana

  • 28.06.2014, 00:04
  • Ieri, 13:28
Prandelli, ingenuamente colpevole

Prandelli, ingenuamente colpevole

  • Keystone
Di: RSI Sport 

di Alberto Cerruti

Viene voglia di dire che è sempre la stessa storia, la triste storia dell'Italia quattro volte campione del mondo, ma per la seconda volta consecutiva tornata a casa subito. Una "doppietta" che ha soltanto un precedente lontano e per questo ancora più grave, perché era dal 1962-1966 che l'Italia non veniva bocciata nella prima fase, tra l'altro dopo aver mancato per l'unica volta la qualificazione al Mondiale del 1958. Altri tempi, quando nessuno chiedeva agli Azzurri il terzo titolo dopo la doppietta felice con i trionfi mondiali nel 1934 e nel 1938.

Stavolta, quindi, è ancora peggio perché l'Italia, dopo quella umiliante sconfitta contro la Corea del Nord nel 1966, ha vinto un titolo europeo nel 1968, due Mondiali nel 1982 e nel 2006, arrivando due volte seconda ai Mondiali del 1970 e 1994 e agli Europei del 2000 e 2012.

Dietro il Brasile, cinque volte campione del mondo, in attesa di sapere come finirà questo Mondiale, per ora c’è soltanto l’Italia con quattro, ma con troppe umilianti figuracce come l’ultima, persino peggiore della penultima nel 2010 in Sudafrica. Perché quattro anni fa quella di Lippi era una Nazionale a fine ciclo, con troppi e spremuti campioni del mondo del 2006 a Berlino. Quella di Prandelli, invece, sembrava una squadra nuova, nei nomi, nel gioco e più in generale nello stile, una specie di casa trasparente in cui tutto appariva bello con l'intenzione ingenua, come il suo ct, di essere diversa rispetto al passato. E allora ecco le formazioni sempre annunciate alla vigilia, come non era mai accaduto in precedenza, fiducia ai caratteri ribelli come Cassano e Balotelli, ritiro per la prima volta con mogli, fidanzate e figli al seguito in una specie di villaggio vacanze a due passi dalla spiaggia. Alla fine, però, saltato il tappo con l’Uruguay, dopo la sconfitta senza alibi e senza morsi contro la Costa Rica, sono volati gli stracci con le accuse di capitan Buffon ai giovani e la grave ammissione che non esisteva il gruppo.

"Gruppo", una parola chiave creata da Bearzot, che non è un luogo comune ma il segreto dei successi in Nazionale e soprattutto al Mondiale, quando nei ritiri lunghi bisogna rispettare la disciplina facendo prevalere gli interessi generali e non quelli personali. Non a caso Lippi ha vinto il Mondiale del 2006 preferendo Iaquinta a Cassano e Grosso a Panucci, mentre Bearzot aveva vinto quello del 1982 preferendo convocare la riserva Selvaggi (che non giocò nemmeno un minuto) invece di Pruzzo, capocannoniere della Roma, per puntare tutto su Paolo Rossi, reduce da due anni di squalifica. Questo è il coraggio dell’impopolarità, che aveva suscitato tante critiche prima a Bearzot e poi a Lippi ma alla fine ha fruttato altrettanti clamorosi successi. Perché se si vuole piacere a tutti, come ha voluto fare Prandelli affidandosi a Balotelli e Cassano, non si piace a nessuno. Nel bene e nel male, questo dice la storia. E questo dovrà capire il prossimo ct dell’Italia.

Il giornalista della Gazzetta dello Sport Alberto Cerruti

Il giornalista della Gazzetta dello Sport Alberto Cerruti

Alberto Cerruti, da 40 anni a “La Gazzetta dello Sport”, ha seguito come inviato e prima firma del calcio otto mondiali, dal 1982 in Spagna al 2010 in Sudafrica. Attualmente collabora con la RSI, come commentatore in studio.

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