dall'inviato Omar Gargantini
Novanta minuti non possono certo bastare per verdetti o verità assoluti. Per qualche valutazione-proiezione invece sì. Non le si prenda in ogni caso troppo sul serio, al di là della premessa iniziale: e cioè che allargato a 24 squadre l’Europeo per inerzia scade di tono, ma ha il pregio, senza paradossi, di tenere tutti vivi fino alla fine. Ne passano 16 (su 24!), quindi anche l’ultima giornata sarà “vera”, perché con 3 punti e una differenza reti dignitosa si può passare.
Detto ciò, il primo podio è per:
Croazia, la migliore per la continuità dal profilo del rapporto gioco-spettacolo
Italia, per la straordinaria solidità che peraltro è figlia di una tradizione secolare
Inghilterra, perché confesso un debole per la nuova generazione: che difatti ha pagato un’ingenuità fallendo per la nona volta consecutiva l’obiettivo-vittoria all’esordio europeo
I top individuali, invece:
Modric, per il gol e la regia
Bonucci, per la classe abbinata all’efficacia, sinergia che appartiene solo ai grandissimi difensori
Payet, perché ha salutato un gol oltretutto straordinario con una spontaneità commovente in un ambiente sempre più schiavo di ciuffi, tatuaggi e artificialità.
Più una citazione ad honorem per l’eterno-inimitabile Iniesta, primo giocatore (a braccetto con Fabregas) a raggiungere tra l’altro le 10 vittorie in una fase finale.
I flop ora. A squadre e senza necessità di spiegazioni, per distacco Belgio e Austria. Ma anche la Svizzera, l’Irlanda del Nord e la Slovacchia non hanno fatto un figurone. L’irlandese Clark, Dragovic e Arda Turan i tre meno convincenti dal punto di vista individuale. Ma pure Pogba e Lewandowski ci hanno abituati (molto) meglio.
Ma, come dicevo, siamo solo agli inizi. E allora quel che vale adesso potrebbe essere ribaltato nella seconda tornata. Fin da oggi.







