Dall'inviato Antonio D'Autilia
Ci sono 3 nazionali in questo Campionato del Mondo che più di altre si distinguono, o si sono distinte, per il colore giallo della loro tenuta da gioco. Una è naturalmente il Brasile, l’altra è la volonterosa Australia e da ultima vi è la Colombia. Già la Colombia, una squadra che si credeva forte, ma forse non così forte. Ma partiamo da l’antefatto, che mi ha spinto a pensare a questo testo.
Stadio Arena Pantanl di Cuiabà, Los Cafeteros hanno appena asfaltato il Giappone con un perentorio 4 a 1 nella l’ultima sfida della fase a gruppi, con una formazione piena zeppa di presunte riserve.
A quel punto, con tutta l’ammirazione del quale dispongo, mi giro verso i miei due colleghi SRG SSR e dico loro testuali parole: Questi con Falcao avrebbero potuto vincere il Mondiale!
Per tutta risposta ricevo un secco No! Perché secondo loro, e probabilmente hanno ragione, i ragazzi di Peckerman, privati del loro leader hanno sviluppato un senso di responsabilità molto maggiore.
Fatto sta che senza El Tigre, è esploso il talento di James Rodriguez, il nuovo Valderrama, poi se si va a vedere, il biondo riccioluto che fu (tra le altre) fantasista del Deportivo Cali e del Montpellier , in tre Mondiali non è mai andato in rete, mentre il trequartista del Monaco invece, al suo primo, ci è già riuscito 3 volte, diventando il migliore nella storia della sua nazionale.
Ma quello che senza mezzi termini impressiona di questa squadra è la grande gamma di soluzioni a disposizione di José Peckerman. Un allenatore che non è uno sprovveduto e quindi si può permettere di lasciare in panchina uno come Jackson Martinez, per schierare tale Teofilo “Teo” Gutierrez, attaccante del River Plate, con una breve ed anonima esperienza in Europa, ma con il vizio del Gol e tanta voglia di lottare. E che dire di Carlos Sanchez, ottimo recupera palloni, il quale in coppia con Abel Aguilar, ha ridotto Fredy Guarin, che in Italia è paragonato a Vidal, al ruolo di comprimario.
Se a questi ci si mette, lo stato di forma di una difesa priva di campioni, ma composta da gente che sa il fatto suo ed inoltre ci si aggiunge un portiere come David Ospina, apparso sicuro in ogni circostanza, ecco che si materializza una squadra compatta, bella da vedere, capace di divertire (non dimentichiamoci di Cuadrado e Quintero) ed in grado di mettere in difficoltà tutti quanti.
A cominciare dal Maestro Oscar Tabarez, il quale sicuramente, da grande esperto di calcio qual è, si sarà divertito ad ammirare i video sulla Colombia, ma che per superarla, nella prossima partita, dovrà ricorrere a tutta la sua saggezza e sperare che i suoi (senza l’aiuto di Suarez) dispongano nell’occasione di una “dose” in più della proverbiale Garra Charrua.
Fatto sta che al Maracana si assisterà alla solita invasione di tifosi colombiani, per lo più ragazzi sui vent’anni, i quali non possono ricordare la generazione d’oro dei vari Carlos Valderrama, René Higuita, Faustino Asprilla e Freddy Rincon, ma che, per fortuna loro, stanno assistendo alle gesta di una squadra molto vicina a superare il confine tra realtà e leggenda.







