Gioia incontenibile
Gioia incontenibile (Keystone)

Il doppio sorriso di Marc

L'editoriale di Stefano Ferrando sulla vittoria di tappa di Marc Hirschi al Tour 2020

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dall'inviato a Sarran Stefano Ferrando

Vincere e sorridere con gli occhi, è quello che ha fatto Marc Hirschi sul podio della 12a tappa del Tour de France, il giorno più bello della sua ancor giovane carriera.

Un Tour "in maschera" che solo così può sperare di arrivare a Parigi, agli Champs-Elysées che sono l’ovvio, e non scontato, traguardo di un giovane che affronta per la prima volta un'estenuante corsa di tre settimane, la più importante e seguita al mondo. Poi c’è Marc Hirschi che non si accontenta e va oltre.

Vincere la prima gara da professionista con il mondo intero che ti guarda deve essere qualcosa di inebriante e magico, farlo con gli occhi del gruppo puntati addosso dopo i due tentativi che lo avevano portato sul podio invece difficilissimo. Ma Hirschi è così, un ragazzo che cerca ciò che spaventa gli altri, lo affronta e lo trasforma in splendida realtà, è soprattutto uno che sembra avere stampato nei muscoli (sempre più affilati e tesi) e soprattutto nella testa il motto "Non mollare mai".

Al terzo tentativo ha trovato la dimensione giusta, la "dimensione Tour": a Nizza ha provato in tandem con Alaphilippe un numero da finisseur. A Laruns una fuga d’altri tempi sui Pirenei. A Sarran ecco la stoccata degna di una classica, in una tappa dove pianura e strade dritte erano state bandite. Strade dove ha potuto mettere in mostra (in pochi chilometri dopo tutto) l’intero repertorio: scatto in salita (con tanto di progressione nel tratto più severo), discesa pennellata e infine, posizione e pedalata da cronoman patentato. Dietro una muta di segugi prometteva vendetta ma lì, ai meno 20km, è uscita la qualità che Marc ha messo in mostra fin da quando ragazzino si alzava all’alba per andare alle prime corse e, con gli occhi gonfi di sonno, guardava il poster di Fabian Cancellara, il suo idolo, il campione della porta accanto (letteralmente visto che era il suo vicino di casa).

Ha potuto anche godersi l’ultimo km, quello che domenica scorsa lo aveva tradito, si è goduto soprattutto quell’arrivo in solitaria senza altre ruote a sbucare a destra e sinistra per rovinargli la festa. Lì, senza mascherina, ha potuto liberare il suo sorriso, giovane, naturale e spavaldo. Grande come il suo sogno: vincere una tappa al Tour de France.

 
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