Di Giancarlo Dionisio
Più resistente di Swissair. Più longevo del camion della Migros. Ma proprio come faceva il leggendario negozio ambulante, il Tour de Suisse ci accompagna anno dopo anno nel cuore di Helvetia, quel cuore fatto di gente, città, villaggi, campagna, montagne, fattorie, profumi, colori e suoni. È una festa popolare itinerante. Se cioccolato, formaggi e Victorinox rappresentano il nostro paese nel mondo, il Tour de Suisse rappresenta tutti noi entro i confini nazionali. È allegro, appassionante, amato, al passo con i tempi sul piano strutturale, immutabile invece su quello culturale. È tuttavia una corsa che piace anche all'estero. Lo dimostra il numero di televisioni che lo diffondono; lo conferma la presenza di alcune superstar del pedale che lo hanno preferito al Giro del Delfinato. Quest'ultimo, costretto a sottostare alla legge del Tour de France, di cui anticipa alcune tappe, viene privilegiato da coloro che ambiscono a conquistare la Grande Boucle.
La nostra corsa la scelgono invece gli spiriti liberi, coloro che si metteranno in gioco per offrire puro spettacolo. Alcuni nomi? Il campione del mondo Peter Sagan, dallo scorso anno recordman per numero di tappe conquistate; il campione olimpico Greg Van Avermaet, trionfatore della Roubaix; Philippe Gilbert, il più formidable cacciatore di classiche. E poi lui, la star emergente, il dominatore del Giro 2017, la farfalla di Maastricht, Tom Dumoulin. Se nonostante la comprensibile sbornia di festeggiamenti il nuovo olandese volante avrà mantenuto una condizione vicina a quella della corsa rosa, il pronostico è chiuso. Non ce ne vogliano gli altri, compreso il triplice trionfatore Rui Costa e gli svizzeri Frank e Reichenbach, dai quali aspettiamo rabbia, coraggio, motivazione. In una sola parola: EMOZIONI.
Il servizio di Omar Meshale (Rete Uno Sport 10.06.2017, 12h30)
RSI Sport 10.06.2017, 14:45
Contenuto audio





