Martial Saugy ha negato venerdì, in occasione di una conferenza stampa, di "aver dato le chiavi" a Lance Armstrong per depistare i test di rilevamento dell'EPO nel sangue. Il direttore del laboratorio antidoping di Losanna è tanto netto quanto interdetto, di fronte ai giornalisti riunitisi nel capoluogo vodese. Dopo le accuse di Travis Tygart - il patron dell'USADA che in una trasmissione televisiva americana aveva dichiarato che Saugy aveva fornito al corridore americano i mezzi per sfuggire ai test antidoping - alla domanda diretta la risposta è un chiaro e tondo "no!".
Quel che è vero è che alla vigilia del Tour de France 2002 è stato direttamente incaricato dall'UCI di incontrare Lance Armstrong e il direttore sportivo della US Postal, Johan Bruyneel, al fine di mostrare i test usati per scovare tracce di EPO.
"In quel contesto, mi sembrava la cosa giusta da fare - ha dichiarato Saugy - non è stato né un errore, né un'ingenuità, come certi hanno scritto. Trovo paradossali le accuse: francamente, pensare che il laboratorio che ha denunciato i primi casi di EPO sia lo stesso che fornisce a un grande campione le chiavi per depistare i controlli, è un'insinuazione assurda".
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