Alla fine l’umano ha battuto l’alieno, anche grazie alla spinta di un angelo. Wout van Aert ha piegato Tadej Pogacar, lo ha fatto in una volata senza appello, che ha azzerato in mezzo giro di velodromo le differenze di curriculum tra i due. Il pavé ha finalmente ridato gloria al corridore che ha preso polvere in cantina un po’ troppo presto, lo stesso atleta inghiottito dal vortice competitivo di un ciclismo che corre veloce e non aspetta nessuno.
Il tormentato rapporto tra Wout e la Parigi-Roubaix è iniziato nel 2018. Quell’anno l’Inferno del Nord si è portato via Michael Goolaerts, compagno di squadra alla Veranda’s Willemse e amico stretto di Van Aert stroncato da un malore durante la corsa. Un benvenuto sulle pietre tremendo per il belga, una promessa di redenzione diventata zavorra, un conto aperto e mai saldato. Fino a ieri, quando oltre ai muscoli per spingere la bici sulle traiettorie viste e riviste, ci è voluta la spinta del suo angelo custode.
Van Aert ha privatizzato il dolore dell’Inferno per tramutarlo in gioia, un Paradiso personale, da condividere con più famigliari possibili. Condividere il successo anche con chi, da lassù, lo ha spinto verso l’inspiegabile. Sarà perché, in qualche modo, tutto torna, anche con gli interessi. Sarà perché questo esito era un inno all’umanità, e chi meglio di Van Aert inquadra al meglio il mantra “cadi, ti rialzi”? I record di Pogacar vanno serenamente rinviati, Van der Poel (la sua è stata una rincorsa da fenomeno, senza le forature di Arenberg probabilmente staremmo celebrando il suo quarto sasso) può tranquillamente tornare sul trono l’anno prossimo. Ora è tempo di pace: Van Aert ha finalmente placato il suo Inferno.
Parigi-Roubaix, il servizio sulla gara (La Domenica Sportiva 12.04.2026)
RSI Sport 12.04.2026, 19:10
Parigi-Roubaix, l’intervista a Wout van Aert (La Domenica Sportiva 12.04.2026)
RSI Sport 12.04.2026, 19:09








