Di Giancarlo Dionisio
221 km. Una tappa piuttosto lunga, d'accordo, con due lunghe salite dolci e pedalabili, va bene, e con il rischio vento e ventagli nel finale, e pure questo ci può stare! Tuttavia la media, che per quasi 160 km, prima dell'accelerazione finale, ha oscillato attorno ai 33 orari, è una media da ciclismo di altri tempi, quando si partiva all'alba per affrontare percorsi di 350-400 km.
Fossimo in luglio, al Tour de France, si potrebbe imputare questa pioggia abbondante di cloroformio alla calura estiva. Ma siamo al Giro, su un'isola ventilata e in una giornata fresca. Formuliamo qualche ipotesi. La prima è che i corridori siano stati rapiti dagli scenari incantevoli dell'entroterra e dalle coste sarde. La boccio perché non ci credo. Al Giro del 1998 avevo chiesto ad Ivan Quaranta, prima maglia rosa in Sicilia, se i corridori si godessero le meraviglie del tracciato. Manco le vediamo, mi aveva risposto il velocista cremasco.
La seconda ipotesi: troppi Malloreddus ieri sera a cena, magari conditi con ragù di pecora con conseguente pesantezza di stomaco. Bocciata pure questa. Da alcuni anni il livello di professionalità dei ciclisti è tale da impedire loro di ingurgitare un solo grammo di troppo.
Rimane la terza e ultima ipotesi. E la sposo. In corsa ci sono 2 uomini faro, Nibali e Quintana, e almeno altri 10 che ambiscono al podio. Inevitabile quindi che il Giro, almeno nelle sue fasi iniziali, risulti ingessato. Facciamocene una ragione. Da martedì, dopo l'arrivo sull'Etna, i valori saranno più definiti. Qualcuno sarà chiamato a gestire, ma qualcuno sarà costretto a recuperare e dovrà inevitabilmente mettere mano all'arsenale (quello buono) e accendere la miccia.
Giro d'Italia, l'arrivo della seconda tappa (06.05.2017)
RSI Sport 06.05.2017, 18:14





