L'Unione Ciclistica Internazionale non è colpevole di corruzione ma i suoi ex dirigenti, troppo vicini a Lance Armstrong, hanno concesso al corridore statunitense un trattamento di favore. Questo il risultato del rapporto della commissione indipendente, diretta da Dick Marti, pubblicato lunedì.
"C'è stato un trattamento preferenziale", ha affermato il CIRC nel suo rapporto di 227 pagine che non contiene nessuna vera rivelazione ma disegna un quadro di rapporti troppo stretti tra chi stava nella sala dei bottoni dell'UCI ai tempi e l'ex sette volte vincitore del Tour de France. "Il nordamericano era stato scelto come uomo immagine per la rinascita del ciclismo dopo lo scandalo Festina del 1998, sia perché apriva la strada a questo sport in un nuovo continente sia perché come sopravvissuto al cancro è diventato rapidamente una star mondiale", ha valutato la commissione.
Le tre persone che hanno portato avanti l'inchiesta durante 13 mesi, hanno rivelato che l'UCI più volte non ha applicato le proprie regole, in particolare su alcuni certificati medici redatti a posteriori per giustificare l'utilizzo di corticoidi sia per lo statunitense nel 1999 che per il francese Laurent Brochard nel 1997. Non sono state trovate prove invece sul presunto controllo positivo al Tour de Suisse 2001 così come il finanziamento da parte di Armstrong di materiale antidoping per l'UCI.
Il caso Armstrong





