Il termine Movember, per chi non l’avesse intuito, nasce dall’unione tra “moustaches” e novembre. O meglio – come racconta in un’intervista il fondatore, Adam Garone – “Mo è la parola con cui vengono chiamati i baffi nel nostro slang australiano, e dalla quale tutto questo era nato come una cosa goliardica, chiacchierando tra amici dei vari stili anni Ottanta e di come ciclicamente torni tutto di moda”.
Da quel giorno, il Mo…vimento ha però conosciuto una crescita esponenziale, tanto che definirlo una “moda benefica” non sarebbe per nulla corretto. Vero è che, come tutte queste iniziative in qualche modo anche autocelebrative (vedi il recentissimo “ice bucket”…), qua e là se ne è perso un po’ il controllo e magari il senso.
Vero è però, soprattutto, che buona parte degli ambasciatori o testimonial che dir si voglia – e in Svizzera lo scorso anno di “Mo Bros” se ne sono registrati poco meno di 900 – Movember lo vivono e lo interpretano con la giusta filosofia. Ovvero sfruttando la loro visibilità come mezzo di sensibilizzazione e relativa raccolta di fondi a sostegno della ricerca medica nell’ambito del tumore alla prostrata.
(pi.gi.)

