di Giampaolo Giannoni
Al Lugano basta un tiro per vincere. Una grande qualità che però non deve diventare un limite. Gara-2 a Berna ha detto che nonostante la pressione ed il dominio territoriale la squadra di Lars Leuenberger per vincere ha dovuto sudare e pazientare a lungo, rischiando, pure, di doversi dichiarare battuta da un Lugano capace di concludere verso Stepanek la miseria di quattordici volte. Pochi tiri, ma tutti o quasi pericolosi, logico, quando il disco parte dal bastone di uno svedese a caso oppure da quelli di Hofmann, Bertaggia e soprattutto Brunner.
Questa consapevolezza di poter far male sempre e anche contro l'andamento del gioco, non deve però diventare un alibi. Shedden ha cambiato il Lugano profondamente e con molto pragmatismo. Cosa aveva dichiarato Patrick Fischer a inizio stagione? "Il mio obiettivo è far giocare ad hockey il Lugano come il Barcellona gioca a calcio". Progetto ambizioso, impossibile da tradurre sul ghiaccio con questi uomini e con quegli schemi. Gioco complicato per terzetti inadatti, tanto che nessuna combinazione di giocatori portava al risultato voluto. Spesso regnava la confusione. Fischer si è poi inimicato stelle e stelline con punizioni incomprese e incomprensibili e la frittata è stata servita. Shedden invece della nouvelle cuisine ha scelto la via del... Grotto ticinese. Pochi piatti, belli sostanziosi, hockey rustico che ti lascia però la pancia piena, il sorriso sulle labbra e la voglia di tornare presto a mettere le gambe sotto il tavolo.
Barcellona? No way! Il nuovo Lugano assomiglia semmai alla Juventus. Un gran portiere, difesa esperta e solida, attacco libero e creativo. Shedden da buon canadese è tornato alle basi. Svedesi uniti, fieri, e condottieri. Tre saette in seconda linea, tre brontosauri in terza e la quarta la mettiamo solo in discesa per risparmiare benzina. Compiti precisi, ruoli chiari, schemi semplici.
È arrivata la finale grazie a queste idee e ad uno spogliatoio dove, chiariti compiti e gerarchie, tutti vanno verso l'obiettivo. Il titolo è lì da prendere ma il Berna, oibò, ha la stessa idea. Anzi, Lars Leuenberger e i suoi sono riusciti a mettere due volte il Lugano spalle alle balaustra. In gara-1 ci pensato la classe di Klasen, la stupidità sportiva di Conacher, il powerplay e la rabbia di Hofmann. In gara-2 non è bastato. Stasera ai bianconeri, oltre alla spinta della Resega e alla classe dei suoi, servirà qualcosa di diverso, uno schema nuovo per uscire dal terzo, per sorprendere il Berna, per minare quelle certezze che la squadra della Capitale crede di avere acquisito. Serve il piano B, magari da tenere nel cassetto per altre sfide, magari da mettere subito in pista.
La storia dell'ultimo titolo fu costruita sulle tre "C", qualità che anche questa squadra ha ampiamente dimostrato di avere. Ecco se oltre alle "C" Shedden troverà la "B" un altro passo importante sarà fatto.
NL A, la parata di testa di Stepanek su Klasen in Berna - Lugano (05.04.2016)
RSI Sport 05.04.2016, 21:41

