Scioccante, fastidiosa, da dimenticare insomma. L'esperienza ticinese di Francis Bouillon non sembra essere propriamente finita in cima alla lista della lunga carriera del quasi quarantenne canado-statunitense. In un'intervista rilasciata al Journal de Québec, il difensore nativo di New York non ha infatti lesinato lamentele, ricordando la sua stagione ad Ambrì.
"È stata dura per tutti - ha ammesso il giocatore, che in 19 anni ha totalizzato 776 match in NHL - soprattutto per i miei due figli. Non hanno potuto svolgere le scuole in francese e sono stati inseriti in una scuola dove si parlava italiano. E non hanno nemmeno potuto giocare a hockey. Ci sono stati continui problemi di comunicazione".
Il dolore è poi stato acuito dalla difficoltà di dover lasciare gli amati Montréal Canadiens: "Sapevo che stavo uscendo da uno spogliatoio meraviglioso per non tornarvi più, è stato la ferita più dolorosa della mia carriera". E in Leventina, secondo quanto scritto dalla stampa canadese, non sembra aver trovato il medesimo ambiente: "Abituato al concetto di 'uno per tutti, tutti per uno' (Bouillon) è rimasto deluso. Meglio soprassedere sullo spirito di squadra", si legge nel servizio.
La prima pagina del Journal de Québec



