Di Piergiorgio Giambonini
C'è chi il derby dei poveri lo vince, e abbandona la coda della classifica. Con 6 reti segnate, come mai gli era successo in stagione. Tre punti soprattutto per il morale, e per un pubblico da riconquistare con le buone.
C'è chi il derby lo perde, e scivola in fondo al gruppo. Con una tabella di marcia da ormai quattro giornate di 5 se non 6 gol incassati a partita, e con alle spalle una doppia serie di 4 sconfitte nelle ultime dieci giornate.
C'è chi in tribuna non trattiene lo sfogo per la troppa rabbia, delusione e frustrazione accumulate in questo autunno bianconero senza sole.
C'è chi il suo sfogo di rabbia, delusione e frustrazione non lo trattiene invece in panchina, e la sua squadra lo paga in contanti incassando un gol pesantissimo. Ed è la goccia che fa… saltare la panchina.
C'è chi in panchina, per quanto di passaggio, può invece sorridere a titolo se non altro personale. Che lui, lui sì, il suo imprevisto e imprevedibile dovere lo ha fatto.
C'è chi il suo dovere al servizio della squadra non lo fa abbastanza, o abbastanza spesso, o non lo fa del tutto. Che altrimenti la classifica sarebbe ben altra su entrambi i fronti.
C'è chi approfitta del derby dei poveri per segnare la sua prima rete stagionale, e nella serata a porte ma soprattutto a difese aperte lo fanno addirittura in cinque.
C'è chi con i primi due tiri in porta segna due reti, e con 28 ne segna sei, e vince. E c’è chi di tiri ne accumula 35 ma segna solo tre gol, e perde

