Christian Dubé il Lugano lo conosce molto bene. Non fosse altro per il filo conduttore che lega indissolubilmente il québecois alla società ticinese, con cui ha disputato tre campionati ad inizio anni 2000 e con cui ha sempre intrecciato la propria storia. A volte con grandi delusioni, altre con grandi gioie.
L’approdo in Ticino
Reduce da una stagione passata per lo più in AHL, il giovane Dubé arriva sulle rive del Ceresio nell’estate dopo il quinto titolo bianconero. Si tratta di un “colpaccio”, perché l’allora 22enne ha licenza svizzera visto che il padre Normand aveva giocato a Sierre, La Chaux-de-Fonds e Martigny. L’impatto del numero 96 è straripante: miglior marcatore dei sottocenerini per tre anni consecutivi, trascinatore di una squadra che però sfiora soltanto il titolo svizzero. Sì, perché il sogno di diventare campione si infrange sempre contro lo Zurigo: due volte in finale ed una in semifinale. Delusioni enormi per Dubé, che nell’estate del 2002 decide di cambiare aria.
Campione svizzero alla Resega... col Berna
Per battere i Leoni il canadese decide così di unirsi agli Orsi, quel Berna alla ricerca di un trofeo che manca ormai dal 1996-97. Il fato sembra però prendersi gioco di Dubé, con il Lugano che quell’anno si laurea campione svizzero per la sesta volta, trascinato da Nummelin e dal suo sostituto Wichser. La gioia però arriva un anno più tardi, proprio nella “sua” Resega, quando il 10 aprile 2004 i bernesi si laureano campioni svizzeri in Ticino grazie al gol al supplementare di Weber. Complessivamente il québecois giocherà 9 anni nella capitale, vincendo anche un altro titolo nel 2010.
Dal ghiaccio alla panchina sotto il segno del Dragone
Per gli ultimi anni di carriera Dubé torna in Svizzera romanda, a Friborgo. Il primo anno ai quarti dei playoff incontra ancora il Lugano, e i burgundi per la prima volta eliminano i bianconeri dalla postseason inchinandosi però al turno successivo... al Berna. Nel 2015 Dubé appenderà i pattini al chiodo e un anno dopo aver svestito i panni del giocatore vestirà quelli del direttore sportivo. Ruolo a cui si aggiungerà quello di allenatore nel campionato 2019-20, dapprima ad interim e poi in pianta stabile. Nessun altro titolo però per il nordamericano e il suo Friborgo, fermato nell’ultima stagione a sorpresa nei pre-playoff ancora dal Lugano, avversario che da stasera ritroverà ancora sulla sua strada. In un filo intricatissimo che continua a tessere trame di storia.

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