Hockey

Davos vincente e condannato?

Cabala e roster dicono Zurigo, tre Jolly per i grigionesi

  • 08.04.2015, 12:07
  • Ieri, 14:17
Del Curto a caccia dell'impresa

Del Curto a caccia dell'impresa

  • EQ Images
Di: RSI Sport 

Di Giampaolo Giannoni

Due a uno nella serie, possibilità concreta di arrivare al match-puck domani in casa, entusiasmo dell'ambiente alle stelle, eppure... Eppure, strisciante, prende sempre più forma la sensazione che la resistenza degli eroi di Fort Genoni lunedì all'Hallenstadion, per quanto epica, possa anche essere stata l'ultima battaglia vinta. Ma come? Proprio quando tutto sembra indicare il Davos come favorito per la conquista del titolo ci si prepara a celebrare il bis dei leoni di Zurigo? Si, perché gli indizi che portano in quella direzione sono molti.

Innanzitutto la cabala. Sia nei quarti che in semifinale la squadra di Crawford era stata battuta in casa, dapprima dal Bienne e poi dal Ginevra, salvo poi rifarsi e lanciarsi verso il passaggio del turno con un successo in trasferta (roboante lo 0-8 alle Vernets). Poi il roster. Del Curto sabato ha perso tre dei suoi quattro stranieri a disposizione. Uno, Redenbach, non rientrerà più. Degli altri due, Axelsson e Lindgren, non è dato sapere. Gli altri sono usciti stremati dall'Hallenstadion, con la vittoria in tasca si, ma senza nemmeno il fiato per respirare. Certo, di ore per recuperare ce ne sono state e ce ne saranno, ma l'immagine di grigionesi svuotati più nella testa che nel fisico è difficile da cancellare.

Davos vincente e condannato dunque? No, perché i gialloblù hanno tre Jolly da giocare sul tavolo della quarta mano. Il primo è Arno Del Curto, capace come nessuno di rimotivare il gruppo, capace come nessuno di trovare alchimie tattiche che consentano ai suoi di contenere lo Zurigo e ripartire in modo letale. Il secondo è l'anima ticinese del Davos. Genoni, Du Bois, Guerra, Sciaroni, Simion, Hofmann, veri, costruiti, rossoblù nel DNA come il portiere, sono l'anima Latina del gruppo, quella che si nutre di emozioni che solo chi è cresciuto a pane ed hockey a sud delle Alpi possiede e sa risvegliare al momento giusto.

Il terzo è Reto Von Arx. Acciaccato, tenuto a riposo in gara 2, il capo branco ha l'occasione (l'ultima?) di guidare i suoi lupi al traguardo. Chissà che sentimenti prova il numero 83 nel suo animo di bernese in queste ore che precedono le ultime partite della finale? Qualunque sia la motivazione di Von Arx, è su questi tre bastioni che il Davos può costruire la resistenza agli assalti dei Lions. Lo Zurigo resta favorito, Del Curto, vincesse il campionato in queste condizioni, compirebbe l'impresa più bella del suo ventennio alla guida del Davos.

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