di Paolo Laurenti
Dopo dieci anni e zero titoli vinti è l'epilogo naturale, logico e forse tardivo della collaborazione tra Roland Habisreutinger e l'Hockey Club Lugano, benché non siano tutte sue le responsabilità dei mancati successi dei bianconeri. Approdò alla Resega nel 2009 e si presentò con un pizzico di arroganza, affermando che a Lugano bisognava riportare la cultura del lavoro, come se i sette titoli vinti prima del suo arrivo fossero frutto del caso. Una frase che la piazza non gli perdonò praticamente mai, come i cinque mesi in Alaska con comunque il benestare del Consiglio di Amministrazione.
Nulla da rimproverargli, va detto, sul profilo della dedizione al lavoro: svolgeva anche compiti non esclusivamente legati al suo ruolo. Ma dal punto di vista soprattutto del mercato straniero sono molti gli errori commessi: da Clymer a Hendry, da Hennessy a Paakkolanvaara, da Sondell a Zackrisson, solo per citare qualche esempio. Errori commessi pure nell'ultima annata di gestione sportiva: con i prematuri rinnovi di Lajunen e Lapierre, la mancata chiarezza sul rinnovo di Ireland, il capitolo rinnovo di Hofmann e la questione del successore di Elvis Merzlikins.
Le due finali disputate negli ultimi quattro anni, una con un allenatore cambiato in corsa e l'altra grazie alla capacità del gruppo di compattarsi dopo gli infortuni di tre titolari, non sono abbastanza per un club ambizioso come il Lugano. Un club che ora ha deciso di cambiare la direzione sportiva, un club che dovrà continuare nella disamina dei ruoli al proprio interno.
Il commento di Paolo Laurenti (Rete Uno Sport 23.03.2019, 12h30)
RSI Sport 23.03.2019, 14:34
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