dall’inviato Piergiorgio Giambonini
MINSK Capita anche nella vita, per quanto rarissimamente, che due gemelli ad un certo punto si allontanino uno dall’altro, addirittura per sempre. Figuriamoci se non può capitare nello sport e nel nostro caso nell’hockey, non tanto tra gemelli veri e propri (che ai massimi livelli son peraltro quasi introvabili, e le eccezioni sono allora i Sedin, i Lundqvist, i Ferraro, i Sutter ed i Sundström), quanto tra quelli così definiti per la loro più o meno lunga e fruttuosa attività uno accanto all’altro.
Esattamente come Slava Bykov e Andrei Khomutov, che per quanto nati a nove mesi di distanza uno dall’altro e in due città diverse (Chelyabinsk rispettivamente Yaroslavl), hanno scritto uno accanto all’altro molti anni e molte pagine di storia dell’hockey. Prima in Patria vincendo di tutto e di più con l’allora stratosferico abbinamento nazionale-CSKA Mosca, e poi facendo sfracelli per otto anni pure nel nostro campionato con la maglia di quel Gottéron che nonostante il loro straordinario ritmo - soprattutto nelle prime cinque delle otto stagioni trascorse a Friborgo - di 2 punti a testa a partita (!!!), non riuscì ad andare oltre tre finali perse.
Sulle rive della Sarine Bykov e Khomutov vissero e fecero vivere anni di totale esaltazione, e Friborgo e la Svizzera sono diventati la loro seconda Patria, rivelandosi però anche il capolinea di un’amicizia che per più di vent’anni era apparsa solidissima, fuori e dentro il ghiaccio, tanto che Slava aveva chiamato Andrei il suo primogenito, e che nei loro primi anni elvetici le due famiglie avevano vissuto felici e contente in due case contigue.
Poi però successe l’irreparabile. Successe, si narra, che durante la stagione 1997-98 Bykov, infortunato a una spalla, chiese al compare di “aspettarlo” prima di firmare un nuovo contratto. Khomutov invece firmò, e mise così la sua firma anche sulla fine della loro relazione personale. Perché così decise, a quanto pare, Bykov. Né uno né l’altro, comunque, continuarono a giocare a Friborgo: Slava finì la sua carriera con due stagioni in LNB con il Losanna, Andrei smise comunque di lì a pochi mesi. Da allora le loro strade e le loro vite non si sono più nemmeno sfiorate, pur se entrambe le famiglie sono rimaste a vivere e vivono tuttora nel Canton Friborgo, ma in due comuni diversi.
Le loro carriere di allenatori finora sono state peraltro totalmente diverse: di successo quella di Bykov (54 anni a luglio), dal 2004 "head coach" in KHL (CSKA e Salavat, ed ora fresco di contratto a San Pietroburgo) e della Russia campione nel mondo nel 2008 e 2009; di secondo e terzo piano invece quella di Khomutov (53 compiuti un mese fa), assistente a Ginevra e Losanna, poi capo senza successo (e con due licenziamenti) in quattro stagioni di KHL, quindi di ritorno due anni or sono in Svizzera per allenare gli Juniori dello Chaux-de-Fonds e da settembre quelli del SenSee/Düdingen (partnerclub del Gottéron).
I due si sono incontrati solo da avversari negli anni in cui hanno allenato entrambi in KHL, ma chi li conosce ci garantisce che non sono mai più andati oltre, con reciproco imbarazzo, la stretta di mano "obbligatoria" a fine partita. E chi li conosce benissimo come la collega di lunghissima militanza Patricia Morand de "La Liberté", ci garantisce anche di non sapersi immaginare né come si comporteranno sul volo che li porterà assieme a Minsk, né il loro atteggiamento domenica quando verranno accolti assieme sul palco della "Hall of Fame" della IIHF, né se lei riuscirà, a sedici anni di distanza, ad intervistarli di nuovo assieme. Ci spera, è vero, ma non ci conta. E soprattutto non si illude che possa finalmente succedere.

