di Loris Prandi
Quasi un anno dopo Giordano Coppa, nonno dei fratelli Dotti, se n’è andato un altro degli eroi del ’62, giocatore di quell’Ambrì corsaro che eliminando un avversario dopo l’altro arrivò fino al colpaccio ai danni del favoritissimo Villars nella finale di Coppa Svizzera. Flavio Juri era cugino di Adolfo (il primo autore di un poker di gol in un derby) e sua madre era una Celio, senza particolari parentele con quelli noti nell’hockey poiché gli zii erano emigrati in Francia. Di quella squadra era stato il capitano e aveva coronato quell’epica rimonta (dallo 0-3 al 5-3) segnando l’ultima rete, lui che era un ottimo pattinatore e un amante dei dribbling. Eppure - anche quando lo intervistai per il cinquantesimo anniversario di quell’evento storico per lo sport ticinese - si era confermato schivo e modesto, come del resto tutti i suoi compagni che ho avuto la possibilità di conoscere: umiltà e spirito di squadra furono tra le basi di quello straordinario exploit.



