di Piergiorgio Giambonini
Quasi ci siamo. Con il Lugano già sicuro di aver raggiunto il primo obiettivo stagionale, ovvero quella poltrona tra le “top 4” che inseguiva ormai dal 2007, l’ultima primavera di Ivano Zanatta. E con l’Ambrì che invece proprio non vuole saperne di darsi una… regolata (nel senso, letterale, della regolarità).
Sicuri, dunque, di esordire alla Resega nei quarti di finale al via sabato, i bianconeri sono usciti decisamente rinfrancati da un weekend che li ha visti battere due volte il Berna – che ha così perso la volata con lo Zurigo per il primo posto in regular season – dall’alto di prestazioni finalmente concrete e costanti sul piano sia tattico che del gioco, sia mentale che agonistico. La doppia sfida con l’SCB ha in effetti proposto un Lugano squadra vera ed anche dura, capace cioè di imporsi sul piano del gioco ma anche su quello della “fisicità”. Cose da playoff, appunto: playoff da giocare esattamente com’è stata giocata la doppia sfida col Berna. Contro quale avversario, i bianconeri ancora non lo sanno: non sarà però il Ginevra se nell’ultima serata di campionato dall’Hallenstadion tornassero a mani vuote...
E l’Ambrì? L’Ambrì dovrà trovare il sistema d’inventarsi una continuità di rendimento e di risultati finora sconosciuta sull’arco di una regular-season che – pur con tutte le giustificazioni legate agli infortuni di Zurkirchen, Flückiger, Pestoni e Aucoin – concluderà con un’unica doppia vittoria consecutiva, datata 17+23 gennaio. Il che è tutto dire. Con il Friborgo in chiara ascesa (59 punti, 1.4 punti a partita in gennaio), la volata verso il 10o rango e la salvezza anticipata alla fine del girone di playout sembra intanto destinata a diventare un affare a due tra Kloten (56 punti, 1.0 punti/partita nel 2015) e HCAP (54, 1.2).
Sotto la linea ininterrottamente a partire dal 21 ottobre / 15a giornata, l’Ambrì è dunque arrivato al momento della verità, e non può più permettersi troppi passi falsi. Serge Pelletier, da parte sua, tanto per cominciare (o piuttosto per continuare, e poi per finire il più in fretta possibile…) dovrà trovare la fatidica quadratura del cerchio sul fronte stranieri: con o senza Masalskis in porta? Con o senza O’Byrne in una difesa tutta operaia? Con o senza Aucoin in un attacco sopravvissuto senza… peggioramenti (anzi, verrebbe da dire…) alla sua assenza? L’ora delle risposte è adesso.
NL A, il bilancio del weekend

